La Uil, attraverso le sue sigle che rappresentano i pensionati e il settore pubblico (Uil-Fpl), ha espresso forti preoccupazioni riguardo alla gestione della sanità in Umbria, criticando quella che definisce una tendenza a misure temporanee e dal “vago sapore elettorale“. Secondo il sindacato, la sanità umbra necessiterebbe di interventi strutturali piuttosto che di soluzioni momentanee che rischiano di non affrontare i problemi alla radice.
Il sindacato, in una lunga nota stampa, sottolinea la necessità di non sprecare l’opportunità offerta dai fondi Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) destinati alla riorganizzazione della sanità regionale. In particolare, la Uil evidenzia come le 17 case di comunità, i cinque ospedali di comunità e le cinque centrali operative territoriali previste dal Pnrr richiederebbero un potenziamento significativo del personale, con 465 unità aggiuntive necessarie per garantire un funzionamento ottimale. Questo incremento comporterebbe un costo di 20,7 milioni di euro. Il sindacato avverte del rischio che queste strutture possano diventare “cattedrali nel deserto“ se non adeguatamente supportate, sottolineando che un’implementazione efficace del programma Pnrr è essenziale per evitare la smobilitazione dei servizi sanitari e una deriva verso il privato.
Le liste d’attesa sono un altro punto di critica. La Uil riconosce un miglioramento grazie al coinvolgimento dei privati e allo stanziamento straordinario di 10 milioni di euro, ma ribadisce la necessità di potenziare la sanità pubblica con interventi strutturali. Il sindacato teme che i recenti annunci, descritti come “roboanti”, spostino risorse verso il settore privato a discapito del pubblico, aggravando una situazione già difficile per molti cittadini.
Particolare preoccupazione è espressa in merito all’accordo con associazioni private per l’assistenza domiciliare, che dirotterebbe 41 milioni di euro verso la sanità privata entro il 2027. La Uil considera questo fatto “eclatante” e nutre “non poche perplessità” sulla direzione che la sanità regionale sta prendendo.
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