Secondo Giuseppe Caforio, Garante dei detenuti per l’Umbria, il decreto carceri approvato oggi dalla Camera “si poteva e doveva fare di più”. Commentando il testo con l’ANSA, Caforio ha affermato che “lo possiamo considerare un inizio positivo ma l’opera va completata e la strada è ancora lunga e costellata da tanta sofferenza e degrado umano”.
Mentre il Parlamento licenziava il decreto carceri, vi è stato l’ennesimo suicidio di un detenuto a Prato, portando il totale a 66 dall’inizio dell’anno. Questo dato si inserisce in una tragedia generale delle carceri italiane, dove queste situazioni sono ormai diventate “normali”. Caforio avverte del rischio di assuefazione a questa realtà, riducendo le tragedie a semplici statistiche.
Per il Garante umbro, “la responsabilità è di chi ha tralasciato per decenni di affrontare il problema sul presupposto che non produca consenso”. La mancata attenzione al problema, insieme alla rifiuto di riconoscere la gravità della situazione, porta a esplosioni di situazioni estreme, come la sommossa nel carcere di Campobasso, dove ci sono stati feriti. Anche in Umbria, la situazione nelle carceri è tesissima e vicina all’esasperazione.
“In carcere si muore perché manca tutto a fronte di problemi evidenti,” ha aggiunto Caforio, citando il caldo estremo, il sovraffollamento, le cimici, le blatte, la violenza e la solitudine. Tuttavia, “soprattutto manca la cultura della speranza che si costruisce ricreando le condizioni perché i detenuti possano pensare di rifarsi una vita”. Mancano scuole, laboratori, fabbriche interne e collegamenti con il mondo esterno della produzione o dei servizi. Inoltre, “manca l’umanità della detenzione e la continuità affettiva”. Nonostante una decisione fondamentale della Corte Costituzionale, l’affettività in carcere è ancora negata, contrariamente a quanto avviene in molti altri Paesi.
Mancano poliziotti, e quelli che ci sono fanno miracoli improvvisandosi assistenti sociali e psicologi, ma spesso vengono travolti, con anche il fenomeno dei suicidi tra gli agenti penitenziari. Inoltre, “manca una qualsiasi volontà di risolvere il problema che il cosiddetto decreto carceri non affronta nei suoi aspetti essenziali”. Caforio riconosce che è positivo aver previsto l’assunzione di mille agenti della polizia penitenziaria, così come l’aumento delle telefonate e l’avvio dei tossicodipendenti presso le comunità, ma c’è ancora molto da fare. “Ne è consapevole lo stesso ministro Nordio, che ha chiesto un incontro al Presidente Mattarella”.
Mercoledì, una delegazione dei garanti territoriali ha incontrato il ministro per esprimere insoddisfazione sul contenuto del decreto, che poteva essere molto più incisivo.
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