Carcere Perugia, un detenuto su tre potrebbe accedere ai domiciliari

Circa 400 detenuti del carcere di Perugia potrebbero accedere ai domiciliari con programmi di recupero per dipendenze.

Nel carcere di Perugia oltre un terzo dei detenuti potrebbe beneficiare della nuova normativa sulla detenzione domiciliare per persone tossicodipendenti o alcoldipendenti disponibili ad aderire a un programma di recupero. Secondo una prima stima effettuata dall’ex Garante dei detenuti dell’Umbria Giuseppe Caforio con l’Ansa, la percentuale dei potenziali interessati nella struttura penitenziaria perugina si aggirerebbe intorno al 35%, con poco meno di 400 persone coinvolte. La nuova misura viene considerata un’opportunità per affrontare il problema del sovraffollamento carcerario, ma resta necessario attendere i decreti attuativi per comprenderne pienamente modalità e applicazione.

«È una norma attesa», ha spiegato Caforio, sottolineando però la necessità di verificare gli strumenti operativi che accompagneranno il provvedimento. Secondo l’ex Garante, infatti, il passaggio fondamentale sarà capire come verranno definiti i percorsi concreti per consentire ai detenuti di accedere alla misura alternativa.

La situazione appare particolarmente rilevante nel carcere di Perugia, dove la presenza di detenuti potenzialmente interessati dalla normativa raggiunge il livello più alto tra le strutture penitenziarie umbre. La stima indica infatti una quota pari al 35% della popolazione detenuta, un dato che evidenzia il peso delle problematiche legate alle dipendenze all’interno del sistema carcerario regionale.

Diversa la situazione negli altri istituti penitenziari dell’Umbria. A Terni i detenuti potenzialmente coinvolti rappresenterebbero circa il 22%, mentre a Spoleto la percentuale scenderebbe al 15%. Nel carcere di Orvieto, invece, la quota stimata si attesterebbe intorno al 10%.

Per Caforio, l’applicazione della nuova legge potrebbe rappresentare uno strumento utile per ridurre la pressione sulle strutture detentive umbre, soprattutto in un momento in cui il tema del sovraffollamento nelle carceri continua a essere al centro del dibattito pubblico.

«Ci sarà sicuramente un beneficio per alleviare il problema del sovraffollamento nelle carceri», ha affermato l’ex Garante, evidenziando come la possibilità di accedere a percorsi alternativi possa incidere sul numero delle presenze negli istituti penitenziari.

La misura prevede infatti la possibilità, per detenuti con problemi di dipendenza da sostanze stupefacenti o alcol, di proseguire il percorso di recupero attraverso programmi specifici al di fuori dell’istituto penitenziario, rispettando le condizioni previste dalla normativa.

Secondo Caforio, però, il passaggio dalla detenzione in carcere a un percorso esterno non può limitarsi alla sola uscita dalla struttura. L’aspetto centrale resta infatti la continuità del trattamento e dell’accompagnamento sociale.

«Chi esce dal carcere non va però lasciato solo – ha spiegato l’avvocato Caforio – ma deve proseguire in un percorso di riabilitazione. Perché il vero rischio potrebbe essere quello di tornare a delinquere».

Il tema della recidiva rappresenta infatti uno degli aspetti più delicati legati alle misure alternative alla detenzione. Senza un adeguato sostegno sanitario e sociale, secondo l’ex Garante, il rischio è che le persone coinvolte possano ritrovarsi nelle stesse condizioni che hanno portato alla condanna.

L’efficacia della nuova normativa dipenderà quindi non soltanto dal numero di detenuti che potranno accedervi, ma anche dalla capacità dei servizi territoriali e delle strutture specializzate di garantire percorsi di recupero adeguati.

In Umbria, dove le percentuali di detenuti potenzialmente interessati risultano differenti tra gli istituti di Perugia, Terni, Spoleto e Orvieto, la fase attuativa sarà determinante per valutare l’impatto reale della riforma sia sul sistema penitenziario sia sui percorsi di reinserimento delle persone coinvolte.

Redazione

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