La provincia di Perugia ha registrato nel 2023 un saldo migratorio dei giovani laureati italiani di 25-39 anni pari a -12 per mille, meno pesante del -23,5 di Terni ma lontano dal +0,3 della Toscana. Il dato è contenuto nel Bes dei territori 2025 dell’Istat, la misurazione del benessere a livello locale, rilanciato in un comunicato dell’ufficio stampa della Camera di commercio dell’Umbria. Il documento descrive una regione che supera la media nazionale in 30 indicatori su 60, è sotto in 14 e non presenta differenze statisticamente significative in 16. Al centro c’è l’attrattività dell’Umbria per chi vuole investire, assumere e fare impresa.
Istruzione e lavoro: il vantaggio dell’Umbria
Nella mappa territoriale tutti e nove gli indicatori di istruzione e formazione sono favorevoli alla regione. Nel 2024 il 75,9% dei residenti tra 25 e 64 anni aveva almeno un diploma, contro il 72,2% del Centro e il 66,7% nazionale. I laureati tra 25 e 39 anni erano il 35,3%, contro il 34,2% del Centro e il 30,9% italiano. Il passaggio all’università, riferito al 2022, ha raggiunto il 59,8%, rispetto al 51,7% dell’Italia.
Il vantaggio riguarda anche il mercato del lavoro. I giovani che non lavorano e non studiano erano il 10,1%, contro il 15,2% nazionale. Gli occupati tra 20 e 64 anni erano il 73,4% in Umbria, il 71,9% nel Centro e il 67,1% in Italia.
La mobilità dei laureati: Perugia, Terni e il resto d’Italia
Il saldo dei laureati è il dato che distingue con più precisione l’Umbria dalla Toscana. Misura la differenza tra ingressi e uscite, comprese le migrazioni interne e internazionali, rapportata ai laureati residenti della stessa fascia d’età. Nel 2023 il valore regionale era di -14,7 per mille, contro +0,3 in Toscana e -13,7 nelle Marche. Nel dettaglio provinciale, Perugia si ferma a -12 e Terni a -23,5. Si tratta di trasferimenti di residenza verso altre regioni e verso l’estero, non soltanto di espatri.
Nel periodo 2019-2025 l’Umbria ha perso circa 2.700 laureati italiani di 25-34 anni. Il comunicato chiarisce che è una misura diversa, «da non confondere con il tasso 2023».
Le imprese chiedono meno laureati
Il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro mostra che, nel 2025, su circa 70mila entrate programmate in Umbria solo l’8,1% richiedeva una laurea. Il dato è all’8,7% nelle Marche, al 9% in Toscana, al 12,2% nel Centro e all’11,6% in Italia. Molti altri profili richiedono comunque competenze tecniche elevate.
Stipendi e redditi: due letture diverse
Le retribuzioni medie annue dei dipendenti nel 2023 si fermavano a 20.993 euro, cioè 1.994 in meno del Centro e 2.637 in meno dell’Italia (-11,2%). Il dato risente di settori, contratti e giornate retribuite e non misura il compenso a parità di mansione, ma indica «una capacità di remunerazione complessiva più debole». Le Marche segnano 20.956 euro, la Toscana 22.388, 1.395 in più dell’Umbria. Il reddito disponibile equivalente mediano del 2022 racconta un aspetto diverso: 19.700 euro in Umbria, contro 19.500 nel Centro e 18.600 in Italia, perché considera le risorse individuali ricondotte alla situazione familiare.
Innovazione, sicurezza e servizi sotto la media
Le domande di brevetto erano 54,5 per milione di abitanti, contro 65,5 nel Centro e 90,1 in Italia (-39,5% rispetto al dato nazionale, anno 2021). Gli addetti alle imprese culturali erano l’1,4% del totale, contro il 2,1% del Centro e l’1,6% italiano. Il Bes 2026 rileva che il finanziamento della Ricerca e Sviluppo è legato soprattutto a università e istituzioni pubbliche, con un interesse particolare per il trasferimento dei risultati alle imprese.
Il tasso di infortuni mortali e con inabilità permanente è di 17,8 casi ogni diecimila occupati, contro 11 in Italia. Le perdite delle reti idriche arrivano al 49,7% (42,4% la media nazionale). Il trasporto pubblico nei capoluoghi offre 1.856 posti-chilometro per abitante, contro 4.623 in Italia, e i posti letto ospedalieri ad alta assistenza sono 2,2 ogni diecimila abitanti, contro 3,2. Gli indicatori si riferiscono ad anni diversi. Tra i punti di forza si contano agriturismi, verde urbano e 82 istituzioni non profit per diecimila abitanti, contro 61 in Italia.
Il confronto con Marche e Toscana
Le Marche hanno 31 indicatori migliori dell’Italia e 11 peggiori, la Toscana 30 e 11, l’Umbria 30 e 14. La distanza dalle due regioni sta quindi nelle criticità, tre in più per l’Umbria. Il conteggio 30-14-16 è del Bes dei territori 2025 curato dall’Istat. La Camera di commercio richiama le proprie funzioni di informazione economica, orientamento e sostegno all’innovazione.
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