Saxa Gualdo Tadino, firmato il decreto per la cassa integrazione

Il ministero del Lavoro ha sbloccato la procedura per i lavoratori dello stabilimento in liquidazione giudiziale. Ora si attende l’erogazione dell’Inps

È stato firmato dal ministero del Lavoro il decreto che sblocca la procedura per la cassa integrazione dei lavoratori Saxa di Gualdo Tadino. Il provvedimento rappresenta un passaggio atteso dai dipendenti dello stabilimento, ma per le famiglie coinvolte resta ancora da superare l’ultimo passaggio: l’effettivo pagamento delle somme da parte dell’Inps.

I ritardi accumulati hanno infatti aggravato la situazione economica dei lavoratori, già alle prese con l’incertezza legata alla crisi dello stabilimento e alla liquidazione giudiziale della società.

Il sindacato: «Ora servono i pagamenti»

La firma del decreto arriva dopo le iniziative della Filctem Cgil Perugia, che nelle scorse settimane aveva sollecitato il ministero e chiesto tempi certi per lo sblocco della procedura.

«Una firma non paga le bollette e non mette il pane in tavola», ha sottolineato la segretaria generale Daiana Sportellini, evidenziando che la vertenza potrà considerarsi realmente sbloccata soltanto quando gli importi saranno accreditati sui conti dei lavoratori.

Il sindacato chiede ora che l’Inps proceda rapidamente con gli adempimenti necessari e comunichi tempi certi per l’erogazione.

Possibile presidio davanti all’Inps

La Filctem Cgil ha fatto sapere di essere pronta a proseguire la mobilitazione qualora i pagamenti dovessero subire ulteriori ritardi.

Tra le iniziative valutate c’è anche un presidio davanti alla sede dell’Inps, nel caso in cui non arrivino risposte concrete in tempi brevi.

Per il sindacato, la cassa integrazione rappresenta un sostegno indispensabile per famiglie che si trovano già a fronteggiare una situazione occupazionale incerta.

La crisi dello stabilimento

Lo sblocco della cassa integrazione riguarda però soltanto l’emergenza sociale e non risolve la più ampia questione industriale di Gualdo Tadino.

La crisi dello stabilimento affonda le proprie radici nel 2022, quando l’aumento dei costi energetici aveva portato allo stop della produzione della storica Tagina, acquisita nel 2018 dal gruppo Saxa Gres.

Dopo una prima fase di rilancio e la crescita dell’organico oltre i 150 dipendenti, lo stabilimento è entrato in un periodo caratterizzato dal ricorso alla cassa integrazione.

Nel 2024 Saxa aveva presentato un piano da circa 60 milioni di euro, mentre nel 2025 il controllo degli stabilimenti di Gualdo Tadino e Roccasecca era passato al fondo britannico Xeta Investments, che aveva prospettato nuovi investimenti e la riattivazione degli impianti.

Liquidazione giudiziale e ricerca di acquirenti

Nel giugno 2025 una parte della produzione era ripartita con la riaccensione di un forno e il rientro a rotazione di circa 60 lavoratori sui 90 complessivi.

Il rilancio non si è però consolidato. Il 28 luglio 2026 il Tribunale di Roma ha dichiarato la liquidazione giudiziale di Saxa Gualdo e delle altre società del gruppo coinvolte nella procedura.

Successivamente il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha riferito che i curatori stavano predisponendo le perizie sugli asset, in vista della ricerca di possibili acquirenti. Erano già arrivate manifestazioni di interesse non vincolanti.

La firma del decreto sulla cassa integrazione rappresenta quindi un passaggio importante per i lavoratori, ma resta ancora da definire il futuro industriale dello stabilimento di Gualdo Tadino.

 

Redazione

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