Un uomo di oltre 70 anni residente a Perugia ha perso 200mila euro di risparmi e accumulato 65mila euro di debiti a causa di una truffa sentimentale orchestrata da una giovane donna conosciuta online, con la quale aveva intrapreso una relazione rivelatasi completamente fittizia. Il Tribunale di Perugia, con sentenza firmata dal giudice Teresa Giardino, ha applicato per la seconda volta in Italia la normativa sul sovraindebitamento a favore di una vittima di romantic scam, stabilendo che l’indebitamento della persona offesa non è riconducibile a colpa grave né a malafede, bensì a una condizione di profonda vulnerabilità emotiva. Ne riferisce il Messaggero
La truffa: dall’abito da sposa ai finanziamenti fantasma
La vicenda risale a circa dieci anni fa, quando l’uomo — originario di Perugia ma all’epoca residente a Roma — ha avviato una relazione con una ragazza di quasi 40 anni più giovane, poco più che ventenne, conosciuta attraverso i canali digitali. Il rapporto, apparentemente autentico, si è progressivamente trasformato in un meccanismo di sfruttamento economico sistematico: la vittima ha cominciato ad assecondare ogni richiesta della donna, foraggiandola con somme sempre più consistenti, convinto della genuinità del legame affettivo.
Tra le spese documentate spicca l’acquisto di un abito da sposa da 15mila euro, oltre a finanziamenti per attività commerciali della donna che non hanno mai prodotto alcun riscontro reale. Gli avvocati difensori hanno ricostruito la vicenda nei dettagli, portando alla luce elementi inequivocabili della natura truffaldina della relazione: il bonifico effettuato dall’uomo per il presunto abito nuziale aveva come destinatario non una sartoria o una boutique, bensì un negozio di telefonia.
Il crollo economico e psicologico
Dopo aver esaurito l’intera buonuscita e contratto debiti per decine di migliaia di euro aggiuntivi, l’uomo ha compreso di aver bisogno di assistenza. Caduto in uno stato di depressione, ha fatto ritorno a Perugia, dove risiedono alcuni suoi familiari. Con il supporto dei propri legali ha avviato le pratiche previste dalla legge sul sovraindebitamento — nota anche come legge salva suicidi — che consente di rinegoziare le somme dovute ai creditori e di cancellare la quota eccedente le reali capacità economiche del debitore, a condizione che l’indebitamento non sia frutto di malafede o colpa grave.
Il precedente giuridico: vulnerabilità emotiva equiparata all’assenza di colpa
Il passaggio giuridicamente rilevante della sentenza del giudice Giardino risiede proprio nel riconoscimento della dipendenza psicologica come elemento dirimente. Il tribunale ha stabilito che la condizione in cui versava la vittima — una forma di assoggettamento emotivo che lo aveva trasformato, nelle parole degli atti processuali, in un vero e proprio bancomat per la truffatrice — esclude la configurabilità di colpa grave. Si tratta della seconda applicazione in Italia di questo principio a un caso di truffa sentimentale, un precedente che potrebbe orientare la giurisprudenza futura su fattispecie analoghe.
La legge sul sovraindebitamento ha così permesso all’uomo di uscire da una condizione di insolvenza altrimenti insostenibile, consentendogli di ridefinire i propri obblighi finanziari in modo proporzionato alle effettive disponibilità economiche, dopo anni trascorsi nell’impossibilità di distinguere tra affetto reale e manipolazione.
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