Il 31 ottobre all’Auditorium San Domenico un incontro tra professionisti, associazioni e pazienti per promuovere il benessere, la cura della persona e una nuova cultura dell’assistenza oncologica. Il progetto è ideato da Orietta Reale, specialista di estetica oncologica, con la conduzione di Massimo Zamponi.
La bellezza non è soltanto una questione estetica, ma una dimensione profonda dell’identità, della dignità e del rapporto con sé stessi. Quando una malattia oncologica irrompe nella vita di una donna, il percorso terapeutico può coinvolgere non soltanto il corpo, ma anche l’immagine personale, l’autostima e la percezione della propria femminilità. È proprio in questo spazio delicato, nel quale la competenza professionale incontra l’ascolto e la sensibilità umana, che si inserisce il convegno “Guarda avanti, io ci sono”, in programma sabato 31 ottobre 2026, dalle ore 9.30 alle 13, presso l’Auditorium San Domenico, Sala Video, in via Federico Frezzi 6/8, a Foligno.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di contribuire alla diffusione di una cultura della cura capace di considerare la persona nella sua interezza, riconoscendo l’importanza del benessere psicofisico e dell’attenzione alla dimensione estetica durante e dopo le terapie oncologiche. Il messaggio scelto per l’evento, «Guarda avanti, io ci sono», racchiude il significato più autentico del progetto: trasmettere vicinanza, incoraggiamento e fiducia, affinché nessuna donna debba sentirsi sola nell’affrontare un percorso complesso e trasformativo.
A promuovere il convegno è Orietta Reale, specialista di estetica oncologica e ideatrice del progetto, che pone al centro dell’iniziativa la necessità di valorizzare un ambito professionale nel quale la preparazione tecnica deve necessariamente accompagnarsi alla conoscenza delle esigenze specifiche delle pazienti. L’estetica oncologica, infatti, richiede competenze adeguate, attenzione alle condizioni individuali e consapevolezza dei limiti entro i quali ogni intervento deve essere valutato, in coordinamento con le indicazioni dei professionisti sanitari.
Prendersi cura della pelle, affrontare alcuni cambiamenti dell’aspetto fisico e ritrovare familiarità con la propria immagine possono rappresentare aspetti significativi del percorso di una donna che sta affrontando o ha affrontato una malattia oncologica. Non si tratta di inseguire modelli di perfezione, né di nascondere i segni della sofferenza, ma di restituire spazio alla persona, ai suoi bisogni e al diritto di sentirsi accolta nella propria complessità.
Il valore dell’iniziativa risiede proprio in questa prospettiva: riconoscere che la cura non si esaurisce nella dimensione clinica, pur fondamentale, ma può comprendere anche l’attenzione alla qualità della vita, alla relazione con il proprio corpo e alla possibilità di recuperare serenità e fiducia. Un approccio che non sostituisce in alcun modo i trattamenti medici, ma che, quando appropriato e condotto da professionisti qualificati, può affiancarsi al percorso assistenziale.
Il convegno si propone così come un’occasione di confronto tra competenze differenti, esperienze professionali e vissuti personali, con l’intento di favorire una maggiore consapevolezza dell’importanza dell’estetica oncologica e del suo contributo nell’ambito di un’assistenza attenta alla persona.
La locandina annuncia la partecipazione di sette relatori: il dottor Nando Scarpelli, la dottoressa Antonella Giglietti, il dottor Amedeo Pieri, la dottoressa Carolina Ambra Redealli, la dottoressa Marta Gubbiotti, la dottoressa Marta Rosi e la dottoressa Silvia Leonardi. La presenza di queste professionalità offrirà l’occasione per approfondire il tema da prospettive diverse, mettendo al centro la necessità di integrare conoscenze, sensibilità e responsabilità nel sostegno alle donne che vivono l’esperienza oncologica.
Particolarmente significativa sarà inoltre la partecipazione delle “Pazienti Amiche”, protagoniste di un’esperienza che restituisce concretezza al significato della vicinanza e della condivisione. La loro presenza richiama l’importanza di ascoltare direttamente le persone coinvolte, riconoscendo alle testimonianze personali un ruolo prezioso nella costruzione di una cultura più consapevole e rispettosa della malattia.
Accanto all’aspetto specialistico, l’iniziativa intende valorizzare la dimensione relazionale della cura. La possibilità di incontrare altre donne che hanno attraversato esperienze analoghe può contribuire a contrastare il senso di isolamento, favorendo la nascita di legami fondati sulla comprensione reciproca. In questo contesto, la solidarietà non è un concetto astratto, ma una presenza concreta: uno spazio nel quale la fragilità può essere condivisa senza essere giudicata e nel quale ogni percorso conserva la propria unicità.
Il progetto si avvale della collaborazione di Donne Insieme, realtà che affianca l’iniziativa nel segno della partecipazione e dell’attenzione alle donne. La locandina indica inoltre la partnership della UIR-OMRI, Sezione di Perugia, dell’Unione Insigniti, e il patrocinio del Comune di Foligno, riportato come in attesa di concessione. La rete di collaborazioni sottolinea l’importanza di creare occasioni di incontro capaci di mettere in dialogo professionalità, associazioni e comunità, promuovendo una sensibilità condivisa sui temi della salute e del benessere femminile.
A condurre l’appuntamento sarà Massimo Zamponi, mentre il coordinamento organizzativo è affidato alla Cav. Roberta Testaguzza, impegnata nella realizzazione dell’evento e nel raccordo delle diverse componenti coinvolte.
La scelta di Foligno come sede dell’incontro conferisce all’appuntamento una dimensione territoriale importante. La diffusione di iniziative dedicate all’estetica oncologica contribuisce, infatti, a rendere più accessibili le informazioni, a favorire il confronto con professionisti qualificati e a sensibilizzare il pubblico su bisogni che meritano attenzione anche al di fuori degli ambienti strettamente sanitari.
Parlare di estetica oncologica significa, in definitiva, riconoscere che la persona non coincide con la malattia e che la dignità individuale non viene meno nei momenti di maggiore vulnerabilità. Significa anche superare una visione superficiale della bellezza, restituendole un significato più ampio: quello di un rapporto possibile con sé stessi, da ricostruire con pazienza, competenza e rispetto.
In questo senso, “Guarda avanti, io ci sono” è molto più di un titolo. È una dichiarazione di presenza rivolta a chi attraversa una fase difficile della propria vita, un invito a non identificarsi esclusivamente con la sofferenza e a riconoscere il valore delle relazioni che possono accompagnare il cammino della cura.
L’appuntamento è per sabato 31 ottobre 2026, dalle 9.30 alle 13, all’Auditorium San Domenico, Sala Video, in via Federico Frezzi 6/8, a Foligno. Una mattinata di confronto e sensibilizzazione che pone al centro la salute, la femminilità e il valore dell’accompagnamento umano, ricordando che la cura più autentica non guarda soltanto alla malattia, ma alla persona che ogni giorno continua a cercare la propria strada.
Perché esserci, talvolta, significa offrire una competenza; altre volte, saper ascoltare. E, nei momenti in cui il futuro sembra più incerto, significa soprattutto ricordare a una donna che il suo valore rimane intatto, oltre ogni cambiamento, oltre ogni cicatrice, oltre ogni paura.

In occasione del convegno “Guarda avanti, io ci sono”, in programma sabato 31 ottobre 2026 a Foligno, incontriamo Orietta Reale, specialista di estetica oncologica e ideatrice del progetto. Un’iniziativa che pone al centro la donna nella sua interezza, promuovendo una cultura della cura capace di coniugare competenza professionale, sensibilità umana e attenzione alla qualità della vita. Attraverso questo appuntamento, il dialogo tra specialisti, associazioni e pazienti diventa un’opportunità per riflettere sul valore dell’ascolto e sull’importanza di accompagnare le donne nei cambiamenti che possono caratterizzare il percorso oncologico.
Dottoressa Reale, il titolo del convegno, “Guarda avanti, io ci sono”, è una frase semplice, ma profondamente significativa. Come nasce questo progetto e quale messaggio desidera trasmettere alle donne che affrontano una malattia oncologica?
Il progetto nasce dal desiderio di trasmettere alle donne un messaggio di vicinanza, fiducia e speranza. «Guarda avanti, io ci sono» significa far sentire la propria presenza, ricordare a ogni donna che non deve necessariamente affrontare tutto da sola e che esistono professionisti e realtà disponibili ad ascoltarla e accompagnarla.
Ho voluto dare vita a un’iniziativa che mettesse al centro la persona, prima ancora della malattia. Quando si affronta un percorso oncologico, possono cambiare molte cose: il rapporto con il proprio corpo, la percezione della propria immagine e il modo di vivere la quotidianità. In momenti così delicati, ritengo fondamentale offrire uno spazio nel quale la donna possa sentirsi accolta, rispettata e compresa.
Il mio obiettivo è contribuire a diffondere una cultura della cura che non trascuri la dimensione umana ed emotiva, valorizzando il lavoro di chi mette le proprie competenze al servizio del benessere delle pazienti.
L’estetica oncologica è una disciplina che richiede preparazione, attenzione e sensibilità. Qual è il suo ruolo nel percorso di una paziente e perché ritiene importante promuoverne la conoscenza?
L’estetica oncologica richiede competenze specifiche e una particolare consapevolezza delle esigenze delle persone che affrontano le terapie. Non si tratta semplicemente di occuparsi dell’aspetto esteriore, ma di comprendere che il corpo può attraversare trasformazioni importanti e che tali cambiamenti possono incidere anche sul rapporto con sé stessi.
La cura estetica, quando appropriata e svolta da professionisti qualificati nel rispetto delle indicazioni sanitarie, può rappresentare un sostegno complementare al percorso terapeutico. È fondamentale conoscere le condizioni della paziente, rispettare le eventuali controindicazioni e collaborare con le figure sanitarie di riferimento.
Credo sia importante far conoscere maggiormente questo ambito, affinché le donne possano ricevere informazioni corrette e individuare percorsi adeguati alle proprie necessità. La bellezza non deve mai diventare un obbligo o un modello da raggiungere: deve essere, piuttosto, una possibilità di prendersi cura di sé con consapevolezza e rispetto.
Il convegno riunirà professionisti, associazioni e le cosiddette “Pazienti Amiche”. Quanto conta, secondo Lei, il dialogo tra competenze professionali ed esperienza vissuta?
Ritengo che il dialogo sia fondamentale. Le competenze professionali permettono di offrire conoscenze, strumenti e indicazioni qualificate; l’esperienza vissuta, invece, aiuta a comprendere bisogni, timori e aspettative che non sempre emergono attraverso un approccio esclusivamente tecnico.
La partecipazione delle “Pazienti Amiche” assume, in questo senso, un significato particolare. Condividere esperienze può favorire la comprensione reciproca e far sentire meno sole le persone che stanno attraversando una fase complessa della propria vita. Naturalmente, ogni storia è unica e merita di essere ascoltata senza confronti forzati né giudizi.
Desidero che questo incontro sia un’occasione per costruire connessioni, valorizzare le diverse professionalità e promuovere una maggiore attenzione verso le donne. Credo in una collaborazione nella quale ciascuno possa contribuire con ciò che sa fare meglio, mantenendo sempre al centro la dignità e le esigenze della persona.
Il progetto si avvale della collaborazione di Donne Insieme e della partnership della UIR-OMRI, Sezione di Perugia. Che valore attribuisce alla partecipazione delle realtà associative e del territorio?
Le collaborazioni sono importanti perché permettono di ampliare il dialogo e di raggiungere persone che possono trovare nell’iniziativa un’occasione di informazione e sensibilizzazione. Le associazioni svolgono un ruolo significativo nel creare legami, promuovere la partecipazione e contribuire alla diffusione di una cultura attenta alle necessità della comunità.
Anche il coinvolgimento del territorio è essenziale. Organizzare un appuntamento a Foligno significa offrire uno spazio di confronto nel quale professionisti, cittadinanza e realtà associative possano incontrarsi attorno a un tema che riguarda la salute, il benessere e la qualità della vita.
Mi auguro che questa rete di collaborazione possa favorire nuove occasioni di approfondimento e consolidare una sensibilità condivisa. Quando le persone e le organizzazioni lavorano insieme con un obiettivo comune, possono contribuire a rendere più visibili bisogni che meritano ascolto e attenzione.
Se dovesse lasciare alle donne che parteciperanno al convegno un pensiero da portare con sé, quale sarebbe?
Vorrei che ogni donna comprendesse di non essere definita dalla malattia, dalle difficoltà che incontra o dai cambiamenti che attraversa. La sua identità, la sua dignità e il suo valore rimangono intatti anche nei momenti in cui può essere difficile riconoscersi o guardare avanti con fiducia.
Non sempre è possibile essere forti, e non credo che si debba esserlo a ogni costo. Ci sono momenti nei quali è necessario fermarsi, chiedere aiuto, lasciarsi sostenere e concedersi il tempo di cui si ha bisogno. Anche questo significa prendersi cura di sé.
Il messaggio che desidero trasmettere è racchiuso proprio nel titolo del nostro incontro: «Guarda avanti, io ci sono». È un invito a non perdere la possibilità di immaginare il futuro e, allo stesso tempo, una promessa di vicinanza che ciascuno di noi può contribuire a rendere concreta attraverso l’ascolto, il rispetto e la presenza.

Il convegno “Guarda avanti, io ci sono”, ideato da Orietta Reale, si terrà sabato 31 ottobre 2026, dalle ore 9.30 alle 13, presso l’Auditorium San Domenico, Sala Video, in via Federico Frezzi 6/8, a Foligno. La mattinata sarà condotta da Massimo Zamponi, con il coordinamento organizzativo della Cav. Roberta Testaguzza, e vedrà la partecipazione di professionisti e delle “Pazienti Amiche”.
Un incontro che invita a guardare alla cura non soltanto come risposta alla malattia, ma anche come attenzione alla persona, alla sua storia e alla possibilità di ritrovare, giorno dopo giorno, un nuovo equilibrio.
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