Codice Rosa, l’Umbria attiva un percorso unico contro la violenza

La Regione approva un modello regionale per accoglienza, soccorso e assistenza a donne e minori vittime di violenza

La Regione Umbria ha approvato per la prima volta il “Codice Rosa”, un percorso regionale dedicato all’accoglienza, al soccorso e alla presa in carico di donne e minori vittime di violenza. Il protocollo è stato presentato a Palazzo Donini a Perugia dalla presidente della Regione Stefania Proietti, insieme ai rappresentanti delle istituzioni sanitarie e dei servizi territoriali. Il nuovo sistema punta a garantire procedure uniformi in tutti gli ospedali umbri, con assistenza protetta, continuità delle cure e collegamento con i Centri Antiviolenza.

Un percorso regionale uniforme per le vittime di violenza

Il nuovo modello nasce con l’obiettivo di superare le differenze nei percorsi di assistenza presenti sul territorio e creare una rete coordinata tra Pronto Soccorso, servizi sanitari, consultori familiari e Centri Antiviolenza.

Con il Codice Rosa l’Umbria compie un passo che mancava al nostro sistema di welfare e sanità: garantire alle donne vittime di violenza un percorso certo, uniforme e protetto in ogni ospedale della regione”, ha dichiarato la presidente Stefania Proietti durante la presentazione.

Il protocollo prevede che la persona vittima di violenza venga accolta e accompagnata fin dal primo accesso in ospedale, evitando la ripetizione del racconto dell’esperienza subita a diversi operatori.

Il principio centrale del Codice Rosa è garantire ascolto, tutela della dignità e continuità assistenziale anche dopo la dimissione dal Pronto Soccorso.

La “Stanza Rosa” per un’accoglienza protetta

Uno degli elementi principali del percorso è rappresentato dalla “Stanza Rosa”, uno spazio dedicato all’ascolto e all’assistenza in condizioni di riservatezza e sicurezza.

La direttrice regionale Salute e Welfare Daniela Donetti ha spiegato che il nuovo sistema prevede équipe multidisciplinari, operatori formati e procedure condivise in tutta la regione, con l’obiettivo di costruire una rete integrata capace di accompagnare la vittima durante tutte le fasi del percorso.

La tutela della privacy assume un ruolo centrale, soprattutto nella fase iniziale dell’accoglienza, quando la persona può trovarsi in una condizione di particolare vulnerabilità.

Il percorso riguarda le strutture sanitarie di Perugia, Terni, Città di Castello, Gubbio-Gualdo e Foligno, creando una rete regionale coordinata.

Il ruolo del territorio dopo l’uscita dall’ospedale

Il Codice Rosa non si conclude con l’intervento sanitario iniziale. La fase successiva alla dimissione viene considerata parte integrante della presa in carico.

Il direttore sanitario dell’Usl Umbria 1 Ottavio Alessandro Nicastro ha evidenziato il ruolo dei servizi territoriali: “La dimissione dal Pronto Soccorso non conclude il percorso, ma apre una nuova fase di continuità assistenziale”.

Consultori familiari e Centri Antiviolenza saranno coinvolti per accompagnare le donne anche nella fase successiva, evitando che debbano affrontare autonomamente il collegamento tra diversi servizi.

Il protocollo prevede, quando necessario, un primo contatto con la donna entro 72 ore dalla dimissione, così da garantire una continuità nel sostegno e nell’assistenza.

Contrasto alla violenza anche attraverso l’autonomia

L’assessora alle Politiche di parità di genere e antidiscriminazione Simona Meloni ha sottolineato che il progetto rientra in una strategia più ampia contro la violenza fisica, psicologica ed economica.

Secondo l’assessora, il percorso deve accompagnare le vittime anche verso condizioni di autonomia personale, economica e lavorativa, considerate elementi fondamentali per interrompere situazioni di violenza.

La presa in carico viene quindi concepita non solo come risposta all’emergenza, ma come un processo di sostegno complessivo alla persona.

Formazione degli operatori e attenzione ai minori

Un altro elemento fondamentale del protocollo riguarda la preparazione del personale sanitario. Il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia Antonio D’Urso ha evidenziato l’importanza di riconoscere anche quei segnali della violenza che possono non essere immediatamente visibili.

La violenza non sempre si manifesta in modo evidente: saperne riconoscere segnali, comportamenti e parole non dette può fare la differenza”, ha affermato D’Urso.

Gli operatori coinvolti saranno formati per offrire un’accoglienza basata sull’ascolto e sulla protezione, senza giudizio nei confronti della vittima.

Particolare attenzione è prevista anche per i minori vittime di violenza, per i quali saranno attivati percorsi adeguati alle diverse fasce d’età.

Collaborazione tra sanità, istituzioni e servizi di protezione

Il funzionamento operativo del Codice Rosa è stato illustrato dal direttore del Pronto Soccorso dell’ospedale di Foligno Giuseppe Calabrò, che ha spiegato come il percorso venga attivato già nella fase del triage.

Dopo l’identificazione della situazione di violenza, la persona viene trasferita nella Stanza Rosa e affidata a un’équipe multidisciplinare.

La forza del modello risiede nella collaborazione tra personale sanitario, Forze dell’Ordine, Autorità giudiziaria, Centri Antiviolenza e strutture territoriali.

Il protocollo prevede inoltre, quando necessario, il coinvolgimento di mediatori culturali e linguistici e un supporto specifico per la corretta gestione medico-legale dei casi.

Sono previste anche agevolazioni sanitarie attraverso l’esenzione dal ticket per prestazioni psicologiche e specialistiche ambulatoriali direttamente collegate alla violenza subita.

Il sostegno del Centro Pari Opportunità

La presidente del Centro Pari Opportunità Federica Moretti ha definito il Codice Rosa un intervento concreto per rafforzare la sicurezza e la tutela delle donne.

La lotta alla violenza è una responsabilità di tutti”, ha dichiarato Moretti, sottolineando il valore della collaborazione tra istituzioni, servizi sanitari e realtà impegnate nel contrasto alla violenza di genere.

Con l’approvazione del nuovo protocollo, la Regione Umbria punta quindi a consolidare una rete regionale strutturata per accompagnare le vittime in tutte le fasi del percorso, dall’accesso in ospedale fino al ritorno alla vita quotidiana.

 

Redazione

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