Alle 3.36 del 24 agosto 2016 il Centro Italia fu colpito da una delle più gravi tragedie sismiche degli ultimi decenni. Una scossa di magnitudo 6.0 interessò l’area tra Accumoli, Amatrice e Arquata del Tronto, coinvolgendo quattro regioni: Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria.
In pochi istanti numerosi borghi dell’Appennino centrale cambiarono volto. Il terremoto provocò 299 vittime e centinaia di feriti, lasciando migliaia di persone senza abitazione. La sequenza sismica proseguì nei mesi successivi, aggravando una situazione già drammatica.
La notte del sisma e le scosse successive
I centri più colpiti furono Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto. Particolarmente devastante fu il caso della frazione di Pescara del Tronto, praticamente cancellata dalla scossa.
Il terremoto non si fermò alla prima notte. Il 26 ottobre nuove scosse interessarono soprattutto Marche e Umbria, mentre il 30 ottobre 2016 una magnitudo 6.5 con epicentro nell’area di Norcia segnò il momento più intenso dell’intera sequenza.
Quella scossa non causò nuove vittime, anche grazie alle evacuazioni già predisposte, ma provocò ulteriori danni a edifici, abitazioni, chiese e beni culturali. Norcia e la Valnerina divennero uno dei simboli della ferita lasciata dal sisma.
Dieci anni di ricostruzione
Dopo l’emergenza iniziò un lungo percorso di ricostruzione che ha coinvolto istituzioni, comunità locali e cittadini. Il recupero degli edifici e dei centri storici si è confrontato con procedure complesse, tempi lunghi e la necessità di garantire il ritorno delle popolazioni nei territori colpiti.
A dieci anni dalla scossa, il ricordo torna ad Amatrice, dove è presente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il commissario alla ricostruzione Guido Castelli ha sottolineato il valore della presenza istituzionale nel giorno della memoria.
«La presenza della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ad Amatrice assume un valore che va oltre la ricorrenza», ha dichiarato Castelli, definendola il segno della vicinanza dello Stato alle comunità dell’Appennino centrale attraverso «presenza, sostegno e risorse».
Meloni: “Molto è stato fatto, ma resta ancora da fare”
Nella prefazione al volume Le pietre della rinascita, Giorgia Meloni ha ricordato quella notte come un momento «fissato per sempre nelle nostre menti e nei nostri cuori».
La presidente del Consiglio ha richiamato le dimensioni del sisma, che interessò 8mila chilometri quadrati, 4 Regioni e 138 Comuni, sottolineando il lavoro svolto negli anni successivi.
Secondo Meloni, però, il percorso non è ancora concluso: «Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare». L’obiettivo indicato è completare la rinascita economica e sociale dell’Appennino centrale.
Il ricordo di Papa Leone XIV
Anche Papa Leone XIV ha rivolto un pensiero alle popolazioni colpite dal terremoto durante l’Angelus. «Prego per i defunti e le loro famiglie e le comunità coinvolte», ha detto il Pontefice, auspicando che «la fede e la solidarietà continuino a sostenere l’opera di ricostruzione».
A dieci anni dal sisma, il terremoto del 24 agosto 2016 resta quindi una ferita ancora presente per le comunità coinvolte. In Umbria e negli altri territori del cratere, il ricordo delle vittime convive con il percorso di ricostruzione e con la necessità di restituire futuro ai borghi dell’Appennino centrale.
Seguici su
Aggiungi perugiatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.