Carcere di Capanne, agente ferito al volto con una lametta

L’aggressione a un assistente capo della polizia penitenziaria riaccende il dibattito sulla sicurezza negli istituti umbri e sulla carenza di personale

Un agente della polizia penitenziaria è stato aggredito e ferito al volto con una lametta all’interno del carcere di Capanne, a Perugia. L’episodio è avvenuto martedì 18 agosto e, secondo quanto emerso, il responsabile sarebbe un detenuto che avrebbe colpito l’assistente capo coordinatore con un fendente, provocandogli una profonda ferita al viso. L’agente è stato soccorso e per le lesioni riportate gli è stata assegnata una prognosi di dieci giorni. Sul caso è intervenuto il garante regionale dell’Umbria delle persone sottoposte a restrizioni o limitazioni della libertà personale, Andrea Pensi, che ha definito l’accaduto un episodio di estrema gravità.

La denuncia del garante regionale Pensi

Sul caso è intervenuto Andrea Pensi, garante regionale dell’Umbria per le persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale.

Il garante ha espresso vicinanza e solidarietà all’agente ferito, augurandogli un recupero completo e rapido. Secondo Pensi, la ferita riportata potrebbe lasciare conseguenze durature, rendendo ancora più grave l’episodio.

L’aggressione, secondo il garante, non deve essere considerata un fatto isolato, ma il segnale di una situazione più ampia di difficoltà all’interno degli istituti penitenziari umbri.

Criticità strutturali nelle carceri umbre

Pensi ha sottolineato come da tempo nelle strutture detentive della regione si registrino condizioni di forte tensione e difficoltà nella gestione quotidiana.

Secondo il garante, gli episodi di aggressione e le problematiche operative non possono più essere interpretati come eventi occasionali, ma rappresentano una situazione che richiede interventi strutturali.

Tra gli elementi di maggiore preoccupazione viene indicata la carenza degli organici della polizia penitenziaria, una criticità che coinvolgerebbe, con livelli differenti, tutte le quattro strutture carcerarie presenti in Umbria.

La carenza di personale e gli effetti sulla sicurezza

La disponibilità di personale adeguato viene indicata come un elemento essenziale per garantire sicurezza e condizioni di lavoro sostenibili.

Secondo Pensi, non è possibile affrontare situazioni sempre più complesse con risorse umane insufficienti, perché la carenza di organico rende più difficile prevenire conflitti e gestire le dinamiche interne agli istituti.

La mancanza di personale, inoltre, può incidere sulla tutela degli agenti, delle persone detenute e di tutti gli operatori che lavorano quotidianamente nelle strutture penitenziarie.

Appello alle istituzioni per interventi urgenti

Il garante regionale ha annunciato che nei prossimi giorni promuoverà un appello istituzionale rivolto ai soggetti competenti.

L’obiettivo è sollecitare iniziative nei confronti del Ministero della Giustizia e del Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per Toscana e Umbria/Umbria-Marche, affinché venga affrontata la questione degli organici negli istituti umbri.

La richiesta è quella di aprire un confronto immediato sulle condizioni operative delle carceri regionali e sulle misure necessarie per migliorare sicurezza e organizzazione.

Sicurezza costruita attraverso prevenzione e risorse

Secondo Pensi, la sicurezza all’interno delle carceri non può essere affrontata soltanto dopo episodi di violenza, ma deve essere costruita attraverso prevenzione, organizzazione e adeguate condizioni di lavoro.

Il garante ha ribadito la necessità che tutte le istituzioni coinvolte assumano le proprie responsabilità per intervenire sulla situazione degli istituti penitenziari umbri.

 

Redazione

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