A Cali, il giorno dopo il forte terremoto che ha colpito la Colombia, si respira un’“aria di quasi normalità”, ma resta intensa la mobilitazione per aiutare le persone maggiormente colpite. A raccontarlo all’ANSA è Giacomo, giovane di Perugia in viaggio in Centro America, che si trova in città insieme ad alcuni amici e alloggia in un ostello nella zona di Libertadores. Dopo lo spavento provocato dalla scossa, il gruppo ha verificato che la struttura in cui soggiorna non ha riportato danni. Intanto, in città sono attivi punti di raccolta e numerose persone si stanno recando negli ospedali per donare sangue. A Cali è stato inoltre disposto il coprifuoco dalle 20 alle 6 del mattino successivo.
Il giovane perugino ha raccontato una città ancora fortemente segnata da quanto accaduto, ma nella quale la vita quotidiana ha iniziato a riprendere. “Abbiamo avuto molto spavento ma la nostra struttura è a posto”, ha spiegato Giacomo parlando dell’ostello dove si trova con gli amici.
La situazione più critica, secondo quanto riferito, riguarda soprattutto i centri che hanno subito le conseguenze più pesanti del terremoto. “C’è sta tanta gente per strada che parla di quello accaduto – ha spiegato Giacomo – ma il problema sta nei paesi colpiti moltissimo”.
La risposta della popolazione si sta concentrando soprattutto sull’assistenza e sulla solidarietà. Nelle ore successive al sisma sono stati attivati punti di raccolta nei quali vengono consegnati beni e materiali destinati alle persone in difficoltà.
“C’è una forte mobilitazione e nei punti di raccolta abbiamo lasciato quello che potevamo. Molti stanno andando in ospedale per donare sangue”, ha aggiunto il giovane.
Il racconto restituisce quindi l’immagine di una Cali che prova a ripartire mentre continua a sostenere le aree più colpite, con molti cittadini impegnati nelle iniziative di aiuto. La presenza di numerose persone in strada e le conversazioni continue sul terremoto mostrano quanto l’evento sia ancora al centro dell’attenzione della comunità.
Tra le misure adottate dopo la scossa figura anche il coprifuoco serale, fissato dalle 20 fino alle 6 del mattino successivo. Una disposizione che incide sulla vita della città e che rientra nelle misure attivate nella fase successiva al terremoto.
Nonostante quanto accaduto, Giacomo non sembra intenzionato ad anticipare il rientro in Italia. Il viaggio, che lo sta portando tra Messico, Guatemala e Colombia, prosegue infatti nei suoi programmi, anche se gli spostamenti potrebbero essere condizionati dalla situazione delle strade.
“Adesso stiamo cercando di spostarci a Medellín – ha detto – ma penso che le strade siano bloccate. Poi vogliamo andare a Santa Marta”.
Le condizioni della viabilità rappresentano quindi uno degli elementi di incertezza per il prosieguo del viaggio. Il terremoto ha infatti avuto ripercussioni anche sui collegamenti e, secondo quanto riferito dal giovane, alcune strade potrebbero essere non percorribili.
La testimonianza di Giacomo arriva a distanza di un giorno dalla forte scossa che ha interessato la Colombia e segue altri racconti di italiani presenti nel Paese. Nel suo caso, il quadro descritto è quello di una città che ha superato la fase più immediata dell’emergenza, pur restando segnata dallo spavento e dalle conseguenze del sisma nelle aree maggiormente colpite.
La solidarietà dei residenti emerge come uno degli aspetti centrali del racconto, tra raccolte di beni e donazioni di sangue. Un impegno che accompagna il ritorno graduale alla quotidianità e che si affianca alle misure di sicurezza adottate dalle autorità.
Per il giovane perugino, dunque, la situazione personale resta sotto controllo, ma il contesto generale continua a richiedere attenzione. La struttura che lo ospita è in buone condizioni, mentre i programmi di viaggio dipenderanno dall’evoluzione della viabilità e dalle restrizioni ancora in vigore.
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