Papa Leone ha rivolto il proprio pensiero e la propria benedizione a Perugia durante un’udienza concessa all’arcivescovo Ivan Maffeis, ricordando anche con una battuta il caldo che caratterizza la città in questi giorni. A riferirlo è stato lo stesso Maffeis lunedì pomeriggio 10 agosto, durante l’omelia della solenne celebrazione eucaristica per San Lorenzo, diacono e martire e titolare della cattedrale di Perugia. Il presule ha raccontato l’incontro avvenuto quella mattina con il Santo Padre, per poi dedicare l’omelia al significato del martirio, della carità e del servizio alla comunità.
“Questa mattina, durante l’udienza che mi ha concesso il Santo Padre, ho menzionato la nostra cattedrale e la nostra città che fanno riferimento a san Lorenzo. Papa Leone mi ha detto: ‘Porta a tutti il mio pensiero e la mia benedizione’. E poi ha aggiunto: ‘Penso spesso alla vostra città, se non altro perché è nominata quasi tutti i giorni come una delle città italiane più calde’”, ha raccontato monsignor Ivan Maffeis.
Un messaggio che ha aperto la celebrazione dedicata al patrono della cattedrale e che l’arcivescovo ha successivamente collegato a una riflessione sulla testimonianza cristiana. Al centro dell’omelia è stata posta la figura di San Lorenzo e il suo martirio del 10 agosto 258, avvenuto durante la persecuzione dell’imperatore Valeriano.
Maffeis ha allargato lo sguardo agli altri santi ricordati dalla Chiesa durante questi giorni. Oltre a Santa Chiara, celebrata l’11 agosto nei tre monasteri delle Clarisse della Diocesi, l’arcivescovo ha richiamato papa Ponziano e il sacerdote Ippolito, oltre a figure appartenenti alla storia contemporanea.
Tra queste Edith Stein, morta ad Auschwitz il 9 agosto 1942, e Massimiliano Kolbe, morto nello stesso campo di concentramento il 14 agosto 1941 dopo aver offerto la propria vita per salvare quella di un altro prigioniero.
“La storia della Chiesa – ha evidenziato l’arcivescovo – è la storia dei martiri, ma credo che anche la nostra società sia attraversata da tante persone che hanno saputo donare se stessi per costruire comunità, per testimoniare l’amore alla città, per costruire famiglia”.
Il riferimento ai martiri è diventato così una riflessione più ampia sulle persone che, lontano dalla notorietà, hanno contribuito alla crescita delle proprie comunità. Maffeis ha parlato di vite spese “nella semplicità”, spesso nel silenzio e talvolta dimenticate dalla storia, collegando questa esperienza all’immagine evangelica del chicco di grano che deve essere seminato per portare frutto.
“Il chicco di grano – ha aggiunto – diventa così l’immagine di Gesù stesso, che scende per amore nella terra del nostro turbamento, del nostro dolore, delle nostre paure, scende nella terra della nostra morte, e vince questa morte inoculando il seme della vita”.
Amore, carità e servizio sono stati i temi centrali della celebrazione di San Lorenzo a Perugia. Secondo l’arcivescovo, proprio l’amore continua a rappresentare una forza capace di opporsi alle logiche del potere e della violenza.
“I martiri come Lorenzo sono testimoni di quella carità, di quell’amore spinto sino alla fine, spinto fino a spendere e a donare la vita per la salvezza degli altri”, ha affermato Maffeis, auspicando che questa testimonianza possa parlare ancora oggi alla Chiesa e alla città.
Nella parte conclusiva dell’omelia, l’arcivescovo è tornato sulle parole di Papa Leone, richiamando un intervento rivolto dal Pontefice ai giovani ad Assisi. “Stiamo attenti, dobbiamo smascherare l’illusione che i problemi si possono risolvere scappando, o tradendo, o provando a far pochi passi su strade sempre diverse senza mai andare lontano”, è il passaggio citato da Maffeis.
Il messaggio è stato quindi ricondotto alla figura del santo celebrato nella cattedrale perugina. “San Lorenzo ci richiama ad un amore concreto ai fratelli, a partire dai poveri”, ha sottolineato l’arcivescovo, citando ancora Papa Leone: “Attorno a Gesù diventano fratelli e sorelle, uomini e donne che altrimenti non si sarebbero mai incontrati, non si sarebbero mai frequentati”.
Nel rivolgere il proprio pensiero alla città, Maffeis ha infine richiamato la “santità laicale” di quanti hanno contribuito alla costruzione della comunità perugina, indicando nel servizio e nella disponibilità verso gli altri il percorso proposto dalla festa patronale.
“San Lorenzo, i santi della Chiesa, i tanti santi di quella santità laicale che ha costruito la città – ha ricordato mons. Maffeis nel rivolgere il suo pensiero augurale alla città -, ci indicano la via da percorrere, non dominare ma servire, non afferrare ma se mai ricevere, non trattenere ma imparare a restituire”.
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