I bilanci depositati nel 2026 e relativi all’esercizio 2025, circa la metà di quelli attesi, restituiscono per la provincia di Perugia un quadro di crescita nei volumi ma di redditività ancora ferma. Il dato emerge dall’analisi della Camera di commercio dell’Umbria, su un campione che comprende società per azioni, srl, sapa e cooperative soggette al deposito del bilancio: poco meno del 25,5% delle imprese attive umbre, che concentrano però tra il 70% e il 75% del fatturato regionale complessivo.
Secondo Andrea Cardoni, professore di Economia aziendale all’Università degli Studi di Perugia e coordinatore del gruppo di lavoro camerale, la Corporate Umbria nel suo insieme conserva un tratto “muscolare e muscoloso”: produce, vende, investe in beni materiali, ma fatica da tempo a trasformare i ricavi in redditività. Un’immagine che nel Perugino trova conferma proprio nel principale indicatore di redditività operativa, l’Ebitda margin: il margine resta sostanzialmente stabile, scendendo lievemente dall’8,6% all’8,5%, mentre a livello regionale l’indice sale nel complesso dall’8,4% all’8,8% grazie interamente al balzo registrato nella provincia di Terni, dove passa dal 7,6% al 10%.
A muoversi con decisione, nel Perugino, è però il valore della produzione, che cresce in media del 7,5%, in controtendenza rispetto al calo del 24,6% registrato a Terni. Anche il valore aggiunto per impresa segna un aumento marcato, +14,3%, ben superiore al +2,5% ternano.
Sul fronte degli utili, la provincia di Perugia mantiene il primato in valore assoluto: l’utile medio per impresa si ferma a 115.946 euro, pur in calo del 2,3% rispetto ai precedenti 118.666 euro. È comunque un livello pari a circa il 62% in più rispetto ai 71.866 euro medi registrati a Terni, dove però l’incremento su base annua è stato del 33,3%.
Diversa anche la dinamica della produttività del lavoro, misurata attraverso il valore aggiunto per addetto: nel Perugino scende dell’1,6%, mentre a Terni cresce del 3,1%. A valori reali (euro 2020), la produttività della provincia di Perugia si attesta comunque su livelli più alti, 51.462 euro per addetto, contro i 46.143 euro di Terni e la media regionale di 50.348 euro; resta però il confronto con l’Italia, ferma a 55.729 euro, che segnala un ritardo ancora del 9,7%.
Il dato più netto a favore di Perugia riguarda però il capitale produttivo. Le immobilizzazioni complessive medie delle imprese perugine aumentano del 10,1%, e quelle materiali addirittura del 18,9%: gli investimenti e gli altri incrementi patrimoniali hanno quindi più che compensato ammortamenti, svalutazioni, cessioni e altre riduzioni. Un andamento opposto rispetto a Terni, dove le immobilizzazioni complessive scendono invece del 16,1%. È soprattutto questa componente a spiegare, a livello regionale, l’incremento complessivo delle immobilizzazioni medie per impresa, salite da 1,078 a 1,129 milioni di euro (+4,7%), con quelle materiali in aumento dell’11,7%.
Resta invece fragile, anche a Perugia come nel resto della regione, la componente immateriale del capitale: software, brevetti, licenze, costi di sviluppo e avviamento valgono in Umbria circa 77 mila euro per impresa nei bilanci finora depositati, in calo del 10,7%, a fronte dei 264 mila euro di media nazionale rilevati nel dato definitivo 2024. Con un valore della produzione della Corporate Umbria vicino ai 40 miliardi di euro, ogni punto di Ebitda margin vale circa 400 milioni: un potenziale che la provincia di Perugia, alla luce della sua base produttiva in espansione, potrebbe contribuire a sbloccare se la crescita dei volumi si tradurrà anche in maggiore redditività operativa.
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