Disordini nel carcere di Perugia-Capanne: tre detenuti indagati

Tensione nel reparto penale dopo un provvedimento disciplinare: ipotesi di reati per violenza, resistenza e interruzione di pubblico servizio

Nel carcere di Perugia-Capanne, tre detenuti risultano indagati in seguito ai disordini avvenuti nel pomeriggio di martedì nel reparto penale dell’istituto. Secondo quanto riportato nel verbale della polizia penitenziaria, gli episodi avrebbero messo a rischio l’ordine e la sicurezza della sezione detentiva dopo un intervento disciplinare adottato nei confronti di un altro recluso trovato in possesso di un punteruolo rudimentale. Tra i soggetti coinvolti figura un detenuto albanese di 23 anni, già ristretto per una pena definitiva, identificato dagli agenti e ritenuto parte attiva insieme ad altri due reclusi.

Le contestazioni e le accuse

Negli atti vengono ipotizzati, a carico dei tre detenuti in concorso, i reati di istigazione a delinquere, violenza o minaccia a pubblico ufficiale, resistenza e interruzione di pubblico servizio. Secondo la ricostruzione contenuta nel verbale, i soggetti avrebbero messo «a repentaglio l’ordine e la sicurezza» del reparto, cercando di coinvolgere altri detenuti e generando una situazione di forte tensione interna.

Le contestazioni fanno riferimento anche a comportamenti di resistenza attiva e passiva, tra cui il rifiuto di rientrare nelle camere detentive e l’opposizione alle disposizioni impartite dal personale della polizia penitenziaria intervenuto per ripristinare la disciplina.

La dinamica dei disordini nel reparto penale

La tensione sarebbe esplosa dopo il provvedimento cautelare adottato nei confronti del detenuto trovato in possesso del punteruolo rudimentale. A quel punto, secondo quanto riportato, i tre indagati avrebbero cercato di “sobillare” il resto della popolazione detenuta del reparto penale, opponendosi all’azione disciplinare. Nel verbale si evidenzia come i detenuti avrebbero tentato di ostacolare le procedure interne, contribuendo all’alterazione dell’ordine del carcere.

L’intervento della polizia penitenziaria è stato finalizzato al ripristino dell’ordine, della sicurezza e della disciplina all’interno della sezione, dopo che la situazione era degenerata tra rifiuti, tensioni e comportamenti considerati non collaborativi.

Gli atti e l’identificazione

Uno dei detenuti, il 23enne albanese, è stato identificato presso l’ufficio dell’unità operativa della sorveglianza generale dell’istituto. Nel verbale viene riportato anche il rifiuto di firmare l’atto, di cui gli è stata comunque consegnata copia. Il giovane risulta assistito dagli avvocati Donatella Panzarola e Christian Giorni.

Redazione

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