La decisione del Tar dell’Umbria sul progetto del Nodino di Perugia ha acceso il confronto politico regionale. La sentenza ha annullato il decreto ministeriale e il parere della commissione Via relativi al tratto Madonna del Piano-Collestrada, ritenendo non più valida la Valutazione di impatto ambientale del 2006 in un contesto ambientale e normativo profondamente cambiato.
Come riporta l’edizione odierna del Corriere dell’Umbria, per ambientalisti e comitati, il pronunciamento rappresenta la conferma definitiva di un’opera considerata superata, fragile dal punto di vista ambientale e fondata su valutazioni non più attuali.
Le accuse della Lega e di Melasecche
Di segno opposto le reazioni del fronte favorevole all’infrastruttura. Il capogruppo della Lega Enrico Melasecche ha attaccato duramente i promotori del ricorso, definendoli “professionisti del ricorso”, “fanatici del no” e parte di una “sinistra ideologica che vive di blocchi, veti e propaganda”.
Melasecche ha minimizzato il riferimento temporale della sentenza sostenendo che “diciassette anni non sono diciassette secoli”, senza entrare nel merito dei rilievi formulati dai giudici amministrativi, che richiamano principi costituzionali ed europei sulla tutela ambientale e sulla partecipazione pubblica. Nel suo intervento, l’ex assessore regionale ha anche evocato possibili interessi privati dietro ai ricorsi, parlando di resistenze agli espropri e criticando “ambientalisti militanti” e “gruppuscoli dell’estrema sinistra salottiera”.
Arcudi difende l’opera
Sulla stessa linea il consigliere regionale Nilo Arcudi, che ha parlato di “cultura del blocco” accusando chi esulta per la sentenza di voler condannare l’Umbria all’isolamento infrastrutturale.
Per Arcudi il Nodo di Perugia resta un’opera strategica e prioritaria, mentre la decisione del Tar rappresenterebbe soltanto un ostacolo procedurale da superare rapidamente.
La posizione dei comitati e delle associazioni
Le associazioni e i comitati che hanno promosso il ricorso rivendicano invece la solidità della sentenza. Italia Nostra, il coordinamento “Sciogliamo il Nodo di Perugia” e il comitato “Salviamo Collestrada” sottolineano come il Tar abbia contestato l’intero impianto autorizzativo dell’opera.
Tra i punti evidenziati figurano l’assenza di una Via aggiornata, la mancata valutazione delle alternative progettuali e la violazione dei diritti di partecipazione dei cittadini previsti dalla normativa europea.
Mobilità e sviluppo al centro del dibattito
La vicenda riapre il confronto sul modello di mobilità e sviluppo della regione. Da una parte c’è chi continua a considerare il Nodino l’unica soluzione possibile per il traffico dell’area perugina; dall’altra chi ritiene superata una visione basata esclusivamente sul trasporto su gomma e chiede investimenti su ferrovia, trasporto pubblico e mobilità sostenibile.
La sentenza del Tar ha così riportato il progetto al punto di partenza, trasformando il Nodino in uno dei temi politici più discussi in Umbria.
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