Il consiglio direttivo della Camera penale di Perugia ha denunciato l’esecuzione di intercettazioni ambientali audio e video nelle salette del carcere destinate ai colloqui tra detenuti e avvocati difensori.
Secondo quanto riferito dall’organismo degli avvocati, le captazioni sarebbero state attivate nell’ambito di un’indagine della Procura riguardante un legale, ma avrebbero coinvolto anche colloqui tra detenuti estranei all’inchiesta e i rispettivi difensori, anch’essi non interessati dalle indagini.
“Calpestati principi basilari di civiltà giuridica”
In una nota, la Camera penale ha affermato che “principi basilari di civiltà giuridica sono stati calpestati senza alcuna ragione”.
L’organismo forense ha quindi chiesto un’“immediata interlocuzione” con il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Perugia, indicato come organo deputato alla vigilanza sugli uffici requirenti del distretto e titolare dell’azione disciplinare. Contestualmente è stato proclamato lo stato di agitazione permanente.
Le accuse sulle registrazioni
Secondo la Camera penale, una volta attivata l’attività di intercettazione audiovideo, la registrazione sarebbe proseguita in ogni saletta, nonostante gli interlocutori presenti non fossero oggetto di indagine.
Le registrazioni, sempre secondo quanto sostenuto dagli avvocati, sarebbero rimaste a disposizione della Procura, degli inquirenti e dei difensori delle persone coinvolte nell’inchiesta per la quale erano state disposte le intercettazioni.
“Violato il segreto professionale”
Per la Camera penale, i fatti rappresentano una grave violazione del segreto professionale tra assistito e difensore.
Nella nota si sottolinea inoltre che la prosecuzione delle intercettazioni avrebbe consentito l’ascolto di strategie difensive e di dati sensibili, confidenziali e riservati relativi ai detenuti e alla loro posizione giudiziaria. Secondo l’organismo forense, le captazioni avrebbero dovuto essere interrotte non appena accertata l’estraneità all’inchiesta degli interlocutori, come previsto dall’articolo 103 del codice di procedura penale.
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