In Umbria cresce il numero delle donne che scelgono di chiedere aiuto direttamente al 1522, il numero verde nazionale contro la violenza e lo stalking. Secondo l’ultimo report dell’Istat, le chiamate effettuate dalle vittime sono passate dalle 200 del 2023 alle 220 del 2024, fino ad arrivare a 270 nel 2025, con un aumento complessivo del 35% nel corso del triennio.
Il dato regionale evidenzia una dinamica particolare: mentre il numero complessivo dei contatti al servizio è diminuito, le richieste di aiuto provenienti direttamente dalle donne vittime di violenza sono aumentate.
Nel 2025 la maggioranza delle richieste arriva dalle vittime
Nel corso del 2025 i contatti complessivi provenienti dall’Umbria al 1522 sono stati 499, in calo rispetto ai 573 registrati nel 2024. Nonostante la riduzione generale, è cambiata la composizione delle segnalazioni.
Negli anni precedenti molte chiamate arrivavano da persone vicine alle vittime, come familiari, amici o conoscenti. Nel 2025 invece le richieste effettuate direttamente dalle donne hanno rappresentato la maggioranza assoluta, pari al 54,1% dei contatti regionali.
Il picco del 2023 dopo il caso Cecchettin
L’analisi storica dei dati mostra anche un momento particolarmente significativo alla fine del 2023. Negli ultimi tre mesi di quell’anno le chiamate totali dall’Umbria avevano raggiunto quota 216, mentre quelle effettuate direttamente dalle vittime erano state 88.
Un incremento registrato anche a livello nazionale e collegato alla forte attenzione sociale e mediatica seguita al femminicidio di Giulia Cecchettin.
Il quadro nazionale: quasi 26 mila vittime dichiarate nel 2025
A livello italiano, nel 2025 il servizio 1522 ha ricevuto complessivamente 72.410 contatti, di cui 61.303 considerati validi. Tra questi, 25.970 persone hanno dichiarato esplicitamente di essere vittime di violenza o stalking.
La principale motivazione delle chiamate è proprio la richiesta di aiuto da parte di chi subisce abusi, che rappresenta il 42,3% dei contatti validi.
Seguono le richieste di informazioni sul funzionamento del servizio, pari al 13,8%, mentre il 24,5% riguarda comunicazioni non pertinenti rispetto agli obiettivi della linea.
La violenza si consuma soprattutto in ambito familiare
I dati confermano che la violenza di genere ha prevalentemente una dimensione domestica e relazionale. Nel 43,7% dei casi il maltrattamento avviene all’interno dell’abitazione della vittima.
Tra gli autori indicati emergono soprattutto i coniugi, responsabili nel 21,9% dei casi, seguiti dagli ex partner con il 13,1%, dai partner attuali con il 10,6% e dai genitori con il 10,4%.
La forma di violenza più frequentemente dichiarata è quella psicologica, indicata dal 36,1% delle donne, seguita dalla violenza fisica, dagli atti persecutori e dalle minacce.
Molte vittime riferiscono inoltre di subire più forme contemporaneamente: in media vengono indicate circa due tipologie di violenza.
Il fenomeno appare spesso prolungato nel tempo: il 36,5% delle persone coinvolte dichiara di vivere la situazione da anni, mentre il 19,6% da diversi mesi.
Il ruolo dei centri antiviolenza
Il 1522 rappresenta spesso il primo collegamento con la rete territoriale di protezione. Nel 68,4% dei casi, le vittime vengono indirizzate ai centri antiviolenza o ai servizi specializzati presenti sul territorio.
Resta invece più limitato il ricorso alla denuncia formale: soltanto il 9,6% delle donne che hanno contattato il servizio ha avviato o formalizzato un procedimento presso le forze dell’ordine.
Il 43,6% dichiara invece di non aver denunciato.
L’impatto sui figli
Il report evidenzia anche le conseguenze della violenza sui minori presenti nel nucleo familiare. Nel 2025 il 37,3% delle vittime aveva figli.
Tra queste, il 59% ha dichiarato che i minori assistono direttamente agli episodi di violenza domestica, mentre nel 18,6% dei casi i figli risultano coinvolti sia come spettatori della violenza sia come vittime dirette di abusi.
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