Filt Cgil Umbria contro il governo: caro carburanti e autotrasporto al collasso

Il sindacato attacca l'esecutivo Meloni: spese militari crescono mentre la logistica regionale affonda tra costi insostenibili e rischio paralisi delle forniture

La Filt Cgil Umbria è tornata a farsi sentire con toni netti, denunciando pubblicamente l’impatto devastante del caro carburanti sul comparto dell’autotrasporto e sulla tenuta complessiva del sistema logistico nazionale. Il sindacato punta il dito contro le scelte dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, accusato di immobilismo di fronte a una crisi che rischia di trascinare l’intera economia italiana verso la paralisi, mentre vengono stanziate risorse ingenti per il settore della difesa.

Il segnale d’allarme non è nuovo. Già a metà aprile, il segretario generale della Filt Cgil Umbria, Ciro Zeno, aveva pubblicamente anticipato i primi segnali di una crisi imminente, descrivendo i presagi di quello che oggi si configura come un fermo nazionale dell’autotrasporto. Una previsione puntuale, che trova ora riscontro nella realtà di un settore in ginocchio, incapace di sostenere costi operativi sempre più insostenibili.

“Siamo di fronte a un paradosso inaccettabile e storicamente drammatico”, dichiara il sindacato, sottolineando come a fronte del collasso della logistica e dell’impennata dei prezzi dei carburanti, il Governo abbia scelto la strada del silenzio sul piano interno, trovando invece “risorse miliardarie e immediate per un aumento ingiustificato delle spese militari“.

È proprio questo contrasto a rappresentare il cuore della denuncia sindacale. La Filt Cgil Umbria richiama esplicitamente la storia recente e passata per sostenere che “ogni euro investito negli armamenti e nelle logiche di guerra è un euro tolto alla sicurezza sul lavoro e al sostegno al tessuto produttivo ormai asfissiato dall’aumento dei costi di trasporto”. Una posizione che colloca la vertenza all’interno di un dibattito più ampio sulle priorità di bilancio del Paese, in un momento in cui diversi governi europei stanno incrementando le rispettive spese per la difesa.

Le ricadute concrete sulla filiera economica vengono descritte come immediate e tangibili. Le aziende del settore, che operano già in condizioni di perdita, starebbero valutando il ricorso alla cassa integrazione come strumento per contenere i danni. I salari dei lavoratori risultano erosi dall’inflazione o direttamente a rischio, mentre sul fronte dei consumatori si profila una conseguenza visibile e quotidiana: il rischio concreto di scaffali vuoti nei punti vendita, come effetto diretto dell’interruzione della catena di approvvigionamento nazionale.

“Non si può chiedere responsabilità e sacrificio ai lavoratori e alle piccole imprese”, conclude la Filt Cgil Umbria, “quando la cabina di regia del Paese sceglie l’economia di guerra a scapito dell’economia reale“. La richiesta implicita è chiara: interventi strutturali sul prezzo del gasolio, a partire da misure di calmierazione, e una tutela concreta della logistica come infrastruttura essenziale per la vita economica e sociale del Paese.

Il progressivo smantellamento dei servizi pubblici essenziali completa il quadro tracciato dal sindacato, che descrive una situazione di pressione multipla su un settore storicamente strategico ma cronicamente sottovalutato nelle politiche industriali nazionali.

Redazione

Seguici su

Aggiungi perugiatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
0 Commenti

Articoli correlati

Regione, parlamentari e sindaci sottoscrivono documento per migliorare trasporto pubblico e infrastrutture. Proietti annuncia collaborazione...

Altre notizie