Nel 2025 in Umbria quasi un’offerta di lavoro su tre non si è trasformata in un’assunzione per la mancanza di candidati ritenuti idonei dalle aziende. A evidenziarlo è un’analisi della Cgia di Mestre su dati Unioncamere e Ministero del Lavoro elaborati dal sistema informativo Excelsior.
Secondo lo studio, in Umbria il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro raggiunge il 32,7 per cento, dato superiore alla media nazionale ferma al 30,2 per cento. La regione si colloca così al quinto posto nella classifica italiana delle difficoltà di reperimento del personale.
In Umbria oltre 22mila posti scoperti
In termini assoluti, nel 2025 a fronte di quasi 70mila entrate previste nel mercato del lavoro, oltre 22.800 posizioni sono rimaste scoperte.
Peggio dell’Umbria fanno soltanto Valle d’Aosta con il 39,5 per cento, Trentino Alto Adige con il 39, Friuli Venezia Giulia con il 37,4, Veneto con il 33,5 ed Emilia Romagna con il 33 per cento.
Le regioni con il disallineamento più basso risultano invece Lazio con il 26,3 per cento, Campania con il 26,1 e Puglia con il 24,9.
Perugia e Terni sopra il 30 per cento
A livello provinciale, Perugia si colloca al 40esimo posto della classifica nazionale con un disallineamento pari al 33 per cento. Nel territorio provinciale, a fronte di 54.660 assunzioni previste, oltre 18mila offerte di lavoro non hanno trovato candidati adeguati.
La provincia di Terni si posiziona invece al 55esimo posto con uno squilibrio del 31,6 per cento. In questo caso le offerte rimaste scoperte sono state oltre 4.835 su circa 15.300 ingressi previsti nel mondo del lavoro.
Le cause del fenomeno
Secondo la Cgia di Mestre, le ragioni del fenomeno sono diverse e riguardano sia i cambiamenti sociali sia le trasformazioni del mercato del lavoro. “Molti giovani hanno modificato la scala delle priorità, non cercando più soltanto uno stipendio, ma anche equilibrio tra vita privata e lavoro, flessibilità e possibilità di crescita”, evidenzia il centro studi veneto.
Secondo l’analisi, quando le offerte prevedono salari bassi, orari pesanti o poche prospettive professionali, molti candidati rinunciano ancora prima del colloquio.
Tra le cause viene indicato anche il calo demografico, che riduce il numero dei giovani disponibili nel mercato del lavoro, oltre alla difficoltà del sistema scolastico nel formare figure tecniche e specializzate richieste dalle imprese.
A incidere sarebbero infine anche le modalità di selezione del personale, spesso caratterizzate da procedure considerate troppo lunghe, colloqui multipli e annunci poco chiari.
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