La Squadra mobile di Roma ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare del giudice per le indagini preliminari del Tribunale della capitale nei confronti di tre uomini ritenuti responsabili della rapina alla gioielleria Biagini di Perugia, avvenuta il 5 ottobre 2024 nel cuore del centro storico. Gli arrestati — un romano di 62 anni identificato come capo dell’organizzazione e due siciliani, uno dei quali con precedenti per omicidio — avrebbero fatto parte di una banda strutturata, attiva su più fronti e responsabile di numerosi assalti a gioiellerie e uffici postali in diverse città italiane.
Il colpo: pistole in faccia e un collier da 50mila euro
Il piano fu eseguito con precisione. I tre si introdussero nell’esercizio fingendosi potenziali acquirenti di un Rolex, atteggiandosi da clienti facoltosi e interessati. A un segnale concordato, impugnarono le armi e le puntarono in faccia al titolare e ai dipendenti, imponendo la consegna immediata del bottino: monili in oro, orologi pregiati e un collier il cui valore da solo superava i 50.000 euro. Un quarto complice, ancora non identificato, rimase all’esterno con funzione di palo.
La fuga avvenne a bordo di una Fiat 500 con targa clonata, veicolo risultato rubato, che si allontanò in direzione di via Alessi scortata da un furgone utilizzato in altri colpi. Fu proprio un tassista a fornire ai carabinieri di Perugia il primo elemento utile alle indagini: aveva notato due uomini con un borsone salire sull’utilitaria e dileguarsi rapidamente.
L’indagine: dalla gioielleria dei Parioli alle strade di Perugia
Le indagini che hanno portato agli arresti prendono le mosse da un episodio distinto ma riconducibile alla stessa organizzazione: una maxi-rapina da 900.000 euro compiuta nella primavera del 2024 ai danni di una gioielleria nel quartiere Parioli di Roma. Gli elementi raccolti in quella circostanza hanno permesso agli investigatori di tracciare i contorni di una banda articolata, capace di pianificare e compiere azioni ad alto rischio su tutto il territorio nazionale, con una struttura di ruoli definiti e l’utilizzo sistematico di veicoli rubati e targhe contraffatte.
I profili degli arrestati e le accuse
Il presunto capo dell’organizzazione, un romano di 62 anni, è indicato dagli investigatori come ideatore e mandante delle azioni. I due siciliani avrebbero avuto un ruolo esecutivo diretto. Uno di loro vanta precedenti per omicidio, dato che delinea il profilo di pericolosità degli elementi coinvolti.
La banda risponde, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alle rapine, riciclaggio di autovetture, detenzione e porto illegale di armi e ricettazione di preziosi. L’insieme dei capi d’accusa restituisce l’immagine di un sodalizio criminale organizzato, con approvvigionamento autonomo di armi e mezzi e una rete di smistamento dei beni sottratti.
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