Omicidio Bala Sagor, Shuryn ai giudici: “Chiedo scusa alla famiglia”. E racconta tutto

Il cuoco ucraino reo confesso ha deposto per 40 minuti davanti alla Corte d'Assise di Terni, ricostruendo il delitto e le fasi dello smembramento del corpo del 21enne bengalese

Dmytro Shuryn, 33 anni, cuoco ucraino accusato dell’omicidio volontario aggravato di Bala Sagor — il 21enne bengalese noto come “Obi” — si è presentato in lacrime davanti alla Corte d’Assise di Terni nella giornata di lunedì 4 maggio 2026, sottoponendosi a un interrogatorio durato circa quaranta minuti. Il delitto era avvenuto la mattina del 18 settembre 2025 nella cantina di un edificio di via Pietro Conti a Spoleto, dove i due uomini vivevano. Shuryn, reo confesso, ha dichiarato di voler chiedere scusa alla famiglia della vittima: “Non cambierà il dolore, ma voglio chiedere scusa alla famiglia di Obi”.

La ricostruzione del delitto

Secondo quanto riferito dall’imputato in aula, Obi e Shuryn si conoscevano da tre anni e mezzo. Il 21enne aveva prestato più volte denaro al 33enne per sostenere il suo vizio del gioco d’azzardo, somme che quest’ultimo sostiene di aver sempre restituite. Il mattino del delitto, il debito residuo ammontava a 150 euro — altri 50 erano già stati saldati — e Bala Sagor stava insistendo per recuperare la somma rimanente.

Nella cantina, secondo la versione di Shuryn, la vittima lo avrebbe spinto ripetutamente, tre o quattro volte. A quel punto il cuoco avrebbe afferrato un coltello trovato sul posto e colpito Obi al collo, causandone la morte nel giro di pochi secondi. “Non ero più io in quel momento, non pensavo di poter fare una cosa simile”, ha dichiarato l’imputato quando il sostituto procuratore Roberta Del Giudice ha approfondito alcuni passaggi della deposizione.

Lo smembramento e la dispersione dei resti

Dopo aver coperto il corpo con un lenzuolo, Shuryn si è recato regolarmente al lavoro in un ristorante del centro di Spoleto quella stessa sera, mentre Bala Sagor, dipendente di un altro locale, non raggiunse mai la cucina. Gli amici ne denunciarono la scomparsa nelle ore successive.

Le operazioni di smembramento del cadavere sarebbero iniziate la mattina seguente all’omicidio, sempre nella cantina di via Pietro Conti. I resti vennero poi distribuiti in quattro sacchi neri, trasportati con uno zaino e un borsone in diversi punti del territorio di Spoleto. Fu uno cittadino spoletino a rinvenire la bicicletta della vittima e i primi resti in via Primo Maggio, innescando le indagini che portarono all’arresto del cuoco ucraino.

La ludopatia al centro della difesa

Nel corso della deposizione, Shuryn ha ricostruito il proprio rapporto con il gioco d’azzardo, ammettendo di soffrire di questa dipendenza fin da prima del suo arrivo in Italia nel 2016. Le scommesse, frequentate sia fisicamente che online, avevano progressivamente dominato i suoi pensieri: “Pensavo solo al gioco, non dovevo arrivare a questo punto”.

La difesa, affidata all’avvocato Donatella Panzarola, ha reiterato la richiesta di una perizia psichiatrica per accertare la presenza di ludopatia o altri disturbi psichici che potrebbero aver influito sulla condotta dell’imputato. La Corte, presieduta dal giudice Tordelli, si è riservata di decidere in merito al termine del dibattimento. Una precedente istanza analoga era già stata rigettata in fase istruttoria.

I testimoni sentiti in udienza

Nella stessa giornata la Corte ha ascoltato diversi testimoni. Un’amica dell’imputato ha riferito che tra la primavera e l’estate del 2025 Shuryn le avrebbe sottratto circa 8.000 euro custoditi in casa. Sono stati sentiti anche i titolari dei ristoranti in cui lavoravano sia l’imputato che la vittima, il vicino di casa che aveva notato tracce ematiche nel vano garage, il cittadino che rinvenne i primi resti e il titolare del centro scommesse frequentato dall’imputato.

Il processo riprenderà tra circa due settimane. Shuryn risponde di omicidio volontario aggravato dai futili motivi, nonché di vilipendio e occultamento di cadavere con l’aggravante della finalità di celare la morte della vittima.

Redazione

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