Al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria di Perugia si è tenuta la riunione sindacale che ha sancito l’assegnazione di 93 unità di Polizia Penitenziaria al distretto Umbria e Marche. Il sindacato Sappe — protagonista della trattativa insieme alla Segreteria Generale di Roma guidata da Donato Capece — ha ottenuto un incremento rispetto alla proposta iniziale del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, che prevedeva appena 77 agenti. Un risultato definito dallo stesso Sappe come il frutto di un lavoro tenace e rispettoso delle criticità reali degli istituti coinvolti.
Dalla proposta iniziale al risultato definitivo: il ruolo della Segreteria Generale
Il punto di partenza della trattativa era una proposta ritenuta del tutto insufficiente: 77 unità per l’intero distretto. La Segreteria Generale Sappe di Roma, con il suo segretario storico Donato Capece, ha condotto un’azione di pressione nei confronti del DAP fino ad ottenere il riconoscimento di ulteriori 16 unità, portando il contingente complessivo a 93 agenti. Questo incremento ha rappresentato la base negoziale su cui la segreteria regionale ha poi lavorato per distribuire le risorse in modo equilibrato tra i vari istituti umbri.
La distribuzione tra gli istituti umbri: i numeri definitivi
L’assegnazione definitiva delle 93 unità di Polizia Penitenziaria si articola nel seguente modo:
- Casa di Reclusione di Spoleto: 31 unità — la struttura storicamente più penalizzata dalla carenza di personale
- Casa Circondariale di Perugia: 15 unità
- Casa Circondariale di Terni: 10 unità
- Casa di Reclusione di Orvieto: 6 unità
Le restanti unità sono destinate agli istituti delle Marche, nell’ambito del distretto unificato Umbria-Marche. Per la Casa di Reclusione di Spoleto, considerata la struttura più sacrificata negli anni, l’assegnazione di 31 agenti rappresenta il segnale più atteso da parte del personale in servizio.
L’uscita dalla competenza toscana: una svolta decennale
Uno degli aspetti più rilevanti della vicenda riguarda il distacco dell’Umbria dalla competenza del Prap della Toscana. Secondo le rappresentanze sindacali del Sappe, negli ultimi dieci anni il Provveditorato toscano avrebbe sistematicamente ridotto gli organici degli istituti umbri, spostando risorse verso le strutture del proprio territorio. Il nuovo Provveditorato Regionale Umbria-Marche rappresenta dunque una discontinuità netta, accolta con favore dai sindacati e ritenuta condizione necessaria per una gestione più equa e prossima alle realtà locali.
La posizione della Lega Umbria: il commento del deputato Marchetti
Sul risultato è intervenuto anche il deputato Riccardo Augusto Marchetti, Segretario della Lega Umbria, che ha ricondotto l’esito della trattativa alla linea politica dell’esecutivo. «Questo risultato non arriva per caso, ma è frutto di una linea politica chiara che ha rimesso al centro la sicurezza, la tutela degli operatori e il funzionamento del sistema penitenziario», ha dichiarato Marchetti, sottolineando come il potenziamento degli organici significhi «più sicurezza per gli istituti, più dignità per chi lavora ogni giorno in prima linea e maggiore tutela per i cittadini».
Il secondo scaglione di ottobre: la trattativa non si ferma
Il Sappe ha chiarito che quella ottenuta al Provveditorato di Perugia è solo la prima fase di un processo più lungo. Già nel mese di ottobre è prevista una nuova assegnazione di personale — il cosiddetto secondo scaglione — per la quale il sindacato si dice pronto a riprendere l’attività negoziale con la stessa determinazione. Le carenze strutturali negli istituti del distretto rimangono profonde e la sola assegnazione di 93 unità non è sufficiente a colmare anni di sottoorganico accumulato. La direzione intrapresa, tuttavia, viene giudicata positivamente sia dalle organizzazioni sindacali sia dalle rappresentanze politiche del territorio.
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