Festival dei Due Mondi 2025: 17 giorni di spettacoli a Spoleto con 7 prime mondiali

La 69ª edizione della kermesse umbra, diretta da Daniele Cipriani, porta a Spoleto prime mondiali, grandi nomi della musica classica e icone del pop dal 26 giugno al 12 luglio

La 69ª edizione del Festival dei Due Mondi apre i battenti a Spoleto il 26 giugno 2025, per concludersi il 12 luglio sotto la guida del direttore artistico Daniele Cipriani. In programma 17 giorni di eventi con 100 performance, 7 prime mondiali e 9 produzioni originali, coinvolgendo più di 1000 artisti provenienti da 27 Paesi. Il claim scelto per questa edizione — “In the bel mezzo of everything” — riassume la vocazione del festival a costruire un dialogo tra culture, linguaggi e discipline diverse, con l’obiettivo dichiarato di rendere l’arte accessibile a ogni tipo di pubblico.

Il programma: opera, musica, danza, teatro e arte

Ad aprire il cartellone sarà Vanessa di Samuel Barber, su libretto di Gian Carlo Menotti, in un nuovo allestimento firmato dal regista Leo Muscato, che ricopre anche il ruolo di consulente musicale del festival. Alla figura del fondatore della manifestazione sono dedicati numerosi omaggi, tra cui la Maratona Menotti, un concerto di quasi 24 ore in occasione del 115° anniversario della nascita. Nasce inoltre la Festival dei Due Mondi Academy, programma di formazione rivolto a giovani musicisti under 35 da tutto il mondo, con la possibilità di esibirsi ai Concerti di Mezzogiorno.

Sul fronte della musica classica internazionale, spiccano i nomi di Yannick Nézet-Séguin — direttore musicale del Metropolitan Opera di New York e della Philadelphia Orchestra — che guiderà la London Symphony Orchestra insieme alla pianista Yuja Wang in un programma dedicato a Rachmaninov e Prokof’ev. Il concerto di chiusura del 12 luglio sarà invece affidato al Maestro Gianandrea Noseda con la Filarmonica del Regio di Torino, in un programma che accosta Menotti, Bernstein e Dvořák. Attesi anche il pianista Arcadi Volodos, la performer sperimentale Laurie Anderson, il compositore estone-americano Lembit Beecher e il duo formato da Mario Brunello e Giovanni Sollima.

Come sottolinea Beatrice Rana, chiamata alla consulenza musicale della kermesse: “Accanto ai grandi nomi della musica classica internazionale trovano spazio giovanissimi artisti destinati a segnare il panorama musicale dei prossimi decenni”.

Danza, teatro e pop: un cartellone per tutti

La danza porta a Spoleto la prima europea di This is Rambert e la prima italiana di Du bout des lèvres, creazione di Benjamin Millepied. In programma anche la celebrazione del centenario di Robert Rauschenberg con la Trisha Brown Dance Company e il Merce Cunningham Trust, oltre al ritorno della Maratona della danza — ideata da Alberto Testa e Vittoria Ottolenghi — che riunirà le étoiles della danza internazionale. Il flamenco è rappresentato dalla bailaora Rocío Molina, Leone d’Argento alla Biennale di Venezia 2022, insieme al bailaor e percussionista José Manuel Ramos Oruco.

La prosa si apre con il Platonov di Čechov nella regia del grande Peter Stein, affiancato da Giuseppe Fiorello in Educazione sentimentale, pièce di Ivan Cotroneo in prima assoluta. Nel cartellone anche Dan Fante con Don Giovanni e il suo pitbull, la compagnia norvegese-statunitense Wakka Wakka e l’omaggio a Beckett da parte dei #SIneNOmine della Casa di Reclusione di Spoleto. Tra i volti del pop spiccano Mika e Arisa.

Come dichiara il direttore artistico Cipriani: “Questa edizione del Festival è stata pensata per tutti: le varie discipline devono riuscire a parlare a ogni tipo di pubblico”.

I luoghi: dai teatri storici ai siti patrimonio Unesco

Gli spettacoli si distribuiranno tra le location iconiche di Spoleto — il Teatro Romano, Piazza Duomo, il Teatro Caio Melisso — e spazi meno frequentati come il Giardino di Palazzo Campello, il cortile della Rocca Albornoziana e la Basilica di San Salvatore, patrimonio Unesco, che riapre al pubblico dopo dieci anni.

Arte: Giuseppe Penone firma il manifesto del festival

Sul fronte delle arti visive, Giuseppe Penone firma il manifesto della 69ª edizione con l’opera Le foglie delle radici, una scultura in bronzo e vegetazione di quasi 10 metri installata in Piazza Pianciani, cui si accompagna una mostra diffusa dedicata all’artista. Spazio anche a Dario Fo con una mostra sulle sue macchine teatrali, che aveva debuttato proprio alla Rocca Albornoziana con Lu Santo Jullare Francesco.

Redazione

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