Quattro detenuti nordafricani, nella notte fra Pasqua e Pasquetta hanno scatenato una rivolta di proporzioni eccezionali all’interno della casa circondariale di Perugia, sezione Capanne, approfittando della ridotta presenza di personale dovuta alla festività pasquale. Il bilancio è pesante: danni materiali stimati tra i 50.000 e i 60.000 euro, diversi agenti della Polizia Penitenziaria feriti — due con prognosi di sette giorni e un terzo con la frattura di un dito della mano e trenta giorni di prognosi — e un’intera sezione a regime aperto completamente devastata.
L’escalation dalla chiusura serale all’assedio
I segnali di tensione erano emersi già durante la chiusura serale, quando i quattro detenuti avevano cominciato a intonare “Allah Akbar” accompagnando le grida con piccoli danneggiamenti. La situazione è rapidamente degenerata: dopo aver fatto allontanare e messo in sicurezza i 46 detenuti estranei ai disordini — che si sono chiusi volontariamente nelle loro celle, prendendo di fatto le distanze dagli aggressori — i quattro hanno costretto il personale addetto alla chiusura a rifugiarsi nella cellula di sicurezza.
Da quel momento ha avuto inizio una devastazione sistematica: sono stati messi fuori uso l’illuminazione, i cancelli elettrici, gli infissi, il locale telefono e i congelatori. L’impianto idrico di pronto intervento è stato danneggiato, i termosifoni asportati compromettendo il sistema di riscaldamento, e le telecamere strappate insieme all’impianto elettrico. Ogni componente divelto è stato reimpiegato come barricata o come ariete per colpire muri e box agenti. I cancelli d’ingresso sono stati bloccati con lenzuola annodate per impedire l’accesso ai rinforzi.
Quattro ore di trattativa e il difficile intervento
Per circa quattro ore la Sorveglianza Generale e gli agenti in servizio hanno tentato ripetutamente di avviare un dialogo, senza risultati. Quando è stato accertato che almeno due dei quattro detenuti erano in possesso di una lama tagliente, si è deciso di procedere con un intervento diretto per riprendere il controllo del reparto.
L’operazione si è rivelata estremamente complessa: il personale ha dovuto incidere le lenzuola che serravano la porta per aprire un varco, difendendosi nel frattempo dalle sprangate sferrate dai rivoltosi mentre rimuoveva le barricate. L’intervento è stato coordinato dalla vicecomandante del carcere e da quella della Polizia Penitenziaria.
Il Garante regionale per i detenuti, Giuseppe Caforio, ha effettuato un sopralluogo tempestivo nella struttura e ha sottolineato come la situazione non sia degenerata ulteriormente grazie alla “professionalità del personale della polizia penitenziaria”, precisando con l’ANSA che i detenuti non hanno riportato conseguenze fisiche. Caforio si è quindi confrontato con la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e con la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi, entrambe in stretto monitoraggio della vicenda.
Le motivazioni addotte e il profilo dei quattro detenuti
I quattro autori della rivolta, trasferiti a Perugia dalla Toscana con condanne definitive per diversi reati, sono attualmente in regime di isolamento. Secondo quanto riferito dallo stesso Caforio, che ha avuto un lungo colloquio con loro, i detenuti hanno giustificato le proprie azioni come protesta per la mancanza di trattamenti sanitari e psicologici. Hanno inoltre attribuito parte del comportamento violento all’abuso di sostanze alcoliche autoprodotte abusivamente all’interno del carcere.
La denuncia del SAPPE e la richiesta di interventi strutturali
Fabrizio Bonino, Segretario nazionale del SAPPE per l’Umbria, ha denunciato con forza l’accaduto, puntando il dito sulla cronica carenza di organico che affligge gli istituti penitenziari, particolarmente acuta durante i giorni festivi. Il sindacato chiede alla Direzione dell’istituto, al DAP e al Ministero della Giustizia interventi strutturali immediati, incluso il trasferimento dei responsabili in circuiti detentivi di massima sicurezza. Il SAPPE–Umbria ha espresso piena solidarietà agli agenti feriti.
La questione non riguarda soltanto Perugia. Lo stesso Caforio, nella mattinata di Pasquetta, ha visitato anche il carcere di Orvieto, dove ha rilevato tensioni legate al sovraffollamento e alla carenza di personale penitenziario. “La situazione è difficile dovunque e bisogna intervenire al più presto”, ha dichiarato il Garante.
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