Spoleto, le esplose una bomba in mano al lavoro: respinta la richiesta di risarcimento

La Corte dei Conti ha rigettato la richiesta di risarcimento di oltre 1,4 milioni di euro a causa di un’esplosione che ha gravemente ferito Melissa Emili nel 2016

Il 22 dicembre 2016, un’esplosione di una granata in mano a Melissa Emili, all’interno dello stabilimento militare di Baiano di Spoleto, ha avuto conseguenze drammatiche per la giovane lavoratrice, che ha riportato danni permanenti alla vista e all’udito. Emili, che all’epoca aveva 24 anni, era impiegata come lavoratrice interinale in somministrazione a tempo determinato, proprio alla vigilia della scadenza del suo contratto.

A seguito dell’incidente, la Procura aveva citato in giudizio nove dipendenti dello stabilimento, tra cui il responsabile dello stabilimento, il progettista della linea di produzione, e i responsabili della sicurezza. L’accusa sosteneva che questi avessero violato gli standard di sicurezza richiesti, apportando modifiche indebite al sistema di attivazione della bomba, affidando lavorazioni ad un personale inesperto e non adeguatamente formato, e non fornendo le protezioni personali necessarie. Nonostante le accuse, i nove imputati erano stati prosciolti penalmente a causa della prescrizione dei reati.

La decisione della Corte dei Conti

Nel processo civile che ha seguito, la Corte dei Conti ha respinto la richiesta di risarcimento danni da oltre 1,4 milioni di euro, sottolineando che non era stato provato il nesso causale tra le azioni dei dipendenti e l’incidente. In particolare, la Corte ha valutato le perizie e consulenze tecniche, stabilendo che non vi erano prove sufficienti per considerare come causa certa l’eventuale modifica delle caratteristiche costruttive del modello di bomba o la inesperienza del personale addetto al montaggio degli ordigni.

Inoltre, sotto l’aspetto della colpa grave, la Corte ha ritenuto che non fossero dimostrate le negligenze da parte dei preposti alla sicurezza, nonostante alcune sanzioni comminate. Si è infatti constatato che il rischio legato alle lavorazioni manuali era stato valutato come minimo sulla base dei parametri di sicurezza vigenti al momento, e che non c’erano atti concreti che indicasse la previsione di un rischio così elevato per la sicurezza dei lavoratori.

Le ragioni della richiesta di risarcimento

Melissa Emili, che ha subito danni permanenti a causa dell’incidente, aveva chiesto il risarcimento per le gravi lesioni personali riportate, le conseguenze sulla sua vita quotidiana e professionale, e per i danni morali. La Corte dei Conti, però, ha stabilito che non fosse possibile attribuire con certezza le cause all’operato dei dipendenti coinvolti, impedendo così l’ottenimento del risarcimento richiesto.

Redazione

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