Sartoria con macchine fuori norma e lavoratori senza formazione: maxi multa aMagione

Laboratorio tessile abusivo scoperto a Magione: 8 lavoratori, macchinari senza protezioni, attestati falsi e sanzioni per oltre 17.000 euro. Imprenditrice cinese denunciata.

Un laboratorio di sartoria nel comune di Magione, è stato oggetto di un’ispezione da parte dei Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Perugia, che ha portato alla sospensione dell’attività e alla denuncia dell’imprenditrice cinese che la gestiva. Il controllo, condotto con il supporto degli ispettori dell’ITL (Ispettorato Territoriale del Lavoro), dei mediatori culturali dell’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) e del Reparto Territoriale dell’Arma, si inserisce in una più ampia campagna preventiva di contrasto al caporalato nel settore tessile-manifatturiero.

All’interno del laboratorio erano impiegati otto lavoratori di diverse nazionalità: cinque cittadini cinesi, due italiani e un brasiliano. Fin dai primi momenti dell’ispezione sono emerse irregolarità significative, che hanno spinto i militari ad approfondire ogni aspetto della gestione operativa e documentale dell’attività.

Macchinari non conformi e assenza di formazione

Tra le violazioni in materia di salute e sicurezza più gravi rilevate nel corso del controllo figura la presenza di macchine da cucire industriali prive del dispositivo proteggi-dita, strumenti essenziali per prevenire infortuni in un ambiente produttivo ad alto rischio. I militari hanno inoltre accertato il mancato addestramento del personale all’utilizzo delle strumentazioni specifiche impiegate nelle lavorazioni, una lacuna ritenuta dagli investigatori “fondamentale” da colmare, considerata la particolarità delle attività svolte.

A ciò si aggiunge la mancata designazione del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), figura obbligatoria per legge in qualsiasi contesto lavorativo, il cui ruolo è garantire il rispetto delle norme antinfortunistiche e la gestione dei rischi aziendali.

Un elemento particolarmente rilevante emerso durante l’ispezione riguarda la documentazione relativa alla formazione dei dipendenti. Gli attestati esibiti dall’imprenditrice ai Carabinieri operanti sono stati ritenuti falsi già in fase di controllo. Secondo quanto riferito dall’Arma, i documenti sarebbero stati presentati con il preciso intento di eludere le sanzioni previste dalla normativa vigente. I materiali sono stati sottoposti a sequestro per consentire i necessari accertamenti da parte dell’autorità giudiziaria.

A seguito delle irregolarità riscontrate, le autorità hanno adottato una serie di misure. Sono state imposte prescrizioni per il ripristino delle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro, e sono state comminate ammende per circa 17.000 euro, cui si aggiungono sanzioni amministrative per 5.400 euro. L’attività è stata sospesa in attesa della regolarizzazione delle condizioni strutturali e operative.

L’imprenditrice cinese è stata deferita in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Perugia per rispondere delle violazioni contestate, tra cui spicca l’ipotesi di utilizzo di documentazione falsa.

Redazione

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