Processo ‘Rigopiano’: emergono gravi responsabilità nelle omissioni di pianificazione e gestione del rischio

La Procura Generale di Perugia ha evidenziato le gravi omissioni da parte di enti regionali, provinciali e comunali nella tragedia di Rigopiano, che ha causato la morte di 29 persone

Si è svolta ieri, 2 febbraio, presso l’Aula Affreschi del Palazzo del Capitano del Popolo di Perugia, l’udienza di requisitoria in replica della Procura Generale di Perugia nel processo di appello bis sulla tragedia dell’Hotel Rigopiano, avvenuta nel gennaio 2017. La Procura ha evidenziato le gravi responsabilità di funzionari e amministratori pubblici in relazione alla mancata prevenzione e gestione del rischio valanghivo, che hanno esposto l’hotel e i suoi occupanti a gravi pericoli, culminando nella tragica valanga che ha causato la morte di 29 persone.

Secondo la Procura Generale, nel giudizio di rinvio a seguito della sentenza della Cassazione, le omissioni da parte delle autorità competenti riguardano principalmente la mancata realizzazione della Carta di Localizzazione del Pericolo Valanghe da parte della Regione Abruzzo. Questo documento, che sarebbe dovuto essere adottato dal 1992, se realizzato in tempo utile, avrebbe impedito la costruzione dell’hotel Rigopiano o ne avrebbe vietato l’utilizzo durante la stagione invernale, quando il rischio di valanghe era più alto.

Un’altra grave responsabilità è stata riscontrata nei confronti dei responsabili del settore viabilità della Provincia di Pescara, che non sostituirono in tempo una turbina sgombraneve rotta il 6 gennaio 2017. La turbina era prevista dal Piano Emergenza Neve, ma non fu riparata per tempo, esponendo l’hotel all’isolamento nei giorni precedenti la valanga. Inoltre, **i responsabili omisero di coordinarsi con l’A.N.A.S., che avrebbe potuto inviare mezzi adeguati per evacuare l’hotel prima del distacco della valanga.

La Procura ha inoltre sottolineato la responsabilità del sindaco di Farindola e del tecnico comunale, che non aggiornano il Piano Comunale di Emergenza, in particolare per quanto riguarda il rischio valanghivo, come richiesto dalla Regione Abruzzo. Il sindaco, pur essendo responsabile della Protezione Civile locale, non adottò l’ordinanza di sgombero dell’hotel Rigopiano, nonostante le condizioni di isolamento dell’edificio e il pericolo di valanghe che era stato segnalato. Il 17 gennaio, giorno in cui la valanga si staccò, il bollettino Meteomont segnalava un pericolo valanghe di grado 3–4, con previsioni di grado 4 per i giorni successivi.

In aggiunta, nonostante l’alto rischio di isolamento, il sindaco accompagnò alcuni turisti all’hotel, e non emise alcuna ordinanza che limitasse l’accesso all’edificio. Anzi, nel pomeriggio, con l’aiuto dei mezzi sgombraneve della Provincia, vennero fatti entrare nuovi turisti, quando era già chiaro che la situazione di isolamento era critica.

La Procura ha concluso che queste omissioni gravi da parte della Regione, della Provincia e del Comune hanno avuto un impatto determinante sul tragico esito, creando le condizioni di vulnerabilità che hanno portato alla morte delle 29 vittime. L’insieme delle omissioni, dalla pianificazione del rischio alla gestione dell’emergenza, ha esposto l’hotel a un isolamento fatale, proprio nelle ore in cui la valanga minacciava di staccarsi dal Monte Siella.

In base a queste premesse giuridiche, la Procura Generale ha confermato le sue precedenti conclusioni presentate durante l’udienza del 17 novembre, con l’unica eccezione per il funzionario regionale Belmaggio Sabatino, per il quale è stata richiesta l’assoluzione.

Redazione

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