Condannato a 21 anni per traffico di droga: assolto a diciott’anni di distanza

Il tribunale di Perugia ha scagionato un 54enne nigeriano, accusato di essere il capo di un'organizzazione criminale internazionale

Dopo quasi diciotto anni dai fatti contestati e una condanna in primo grado a 21 anni di reclusione, un cittadino nigeriano di 54 anni è stato assolto dal Tribunale collegiale di Perugia con la formula “per non avere commesso il fatto”. Una decisione arrivata al termine di un lungo e complesso iter giudiziario, segnato da errori procedurali, difese non coordinate e prove rivalutate a distanza di anni.

La vicenda risale agli anni 2006-2007 e si inserisce nell’ambito dell’operazione “Black Passenger”, con cui le forze dell’ordine avevano smantellato una presunta organizzazione dedita all’importazione di droga dall’Africa all’Italia. Il 54enne era stato individuato come uno dei presunti capi e colpito da ordinanza di custodia cautelare nel 2010, ma non venne trovato e fu dichiarato latitante.

Nel 2013 l’uomo fu arrestato in Grecia in esecuzione di un mandato di arresto europeo ed estradato a Roma. Da quel momento affidò la propria difesa a un legale di fiducia nella capitale, che, presentando varie istanze di revoca della misura cautelare, ottenne dalla Procura una consulenza tecnica della Polizia Scientifica, secondo la quale non era possibile attribuire con certezza la voce nelle intercettazioni al suo assistito.

Dopo circa due mesi di detenzione, il 54enne fu scarcerato. Tuttavia, a Perugia il processo a suo carico era già in corso, ma l’imputato continuava a essere difeso da un avvocato d’ufficio, nominato in precedenza quando era considerato irreperibile. Il procedimento si concluse nel 2019 con una condanna a 21 anni di reclusione, senza che il diretto interessato ne fosse informato.

Convinto di essere stato prosciolto a seguito della scarcerazione, l’uomo si era trasferito in Irlanda e solo nel 2020 scoprì della condanna definitiva, dopo aver incaricato come difensore di fiducia l’avvocato Luca Sebastiani del foro di Bologna. Il legale riuscì a ottenere la restituzione nei termini per proporre appello, sostenendo che il suo assistito non aveva mai avuto conoscenza della condanna.

La Corte d’appello di Perugia accolse l’istanza, annullando la sentenza e disponendo un nuovo processo.

Nel nuovo giudizio, celebrato davanti al Tribunale collegiale di Perugia, l’avvocato Sebastiani ha ricostruito l’intera vicenda, depositando la consulenza della Polizia Scientifica redatta nel 2013 e rimasta finora senza rilevanza nel primo procedimento.

Al termine della discussione, i giudici hanno assolto l’imputato, con formula “per non avere commesso il fatto”, escludendo ogni responsabilità penale.

Redazione

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