Due maestre di un asilo nido privato di Todi sono ufficialmente indagate per presunti maltrattamenti ai danni di bambini sotto i tre anni, avvenuti tra il 2023 e il 2024. La Procura di Spoleto ha notificato la chiusura delle indagini preliminari, aprendo ora la possibilità per le indagate di presentare memorie difensive o di chiedere un interrogatorio. La vicenda è stata resa nota da quotidiani locali.
I comportamenti contestati: punizioni, trascuratezza e violenze
Le indagini, affidate ai Carabinieri, si sono avvalse di registrazioni audio e video che avrebbero evidenziato comportamenti lesivi del benessere fisico e psicologico dei piccoli alunni. Tra gli episodi documentati figurano:
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Bambini legati ai passeggini anche in situazioni di evidente disagio;
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Riposo forzato e incustodito in ambienti inadeguati, come bagni e terrazze;
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Uso di modi bruschi, compresi strattonamenti che avrebbero causato delle cadute;
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Un episodio in cui uno zainetto è stato sbattuto sulla testa di un bambino;
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Minacce verbali e trascuratezza nell’igiene personale dei minori.
Ventitré le vittime coinvolte
Secondo quanto emerge dagli atti, le persone offese sono complessivamente 23, tutte rappresentate dalle rispettive famiglie. I genitori, una volta informati dei fatti, hanno espresso profonda preoccupazione e attesa per l’evolversi dell’iter giudiziario.
Una maestra ancora in servizio
Le due insegnanti coinvolte si trovano in posizioni differenti: una ha già lasciato l’incarico, mentre l’altra risulta ancora in servizio. La notifica della chiusura delle indagini rappresenta un passaggio chiave, poiché la Procura valuterà ora l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio, sulla base degli elementi raccolti durante le indagini.
Prossimi passi della giustizia
In questa fase, le maestre hanno facoltà di depositare memorie, chiedere documentazione o farsi interrogare, prima che venga presa una decisione definitiva. Se le accuse venissero confermate in sede processuale, potrebbero configurarsi responsabilità penali gravi a carico delle indagate.
Il caso riaccende l’attenzione sul tema della tutela dei minori nei contesti educativi, in particolare nelle strutture rivolte alla prima infanzia, dove la vigilanza e la formazione del personale rappresentano elementi essenziali per la sicurezza dei bambini.
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