Perugia, presidio per Gaza: “Bloccare tutta l’economia che finanzia Israele terrorista”

Manifestanti in piazza per lo sciopero "Blocchiamo tutto": mille persone a Fontivegge, cortei anche a Terni

Mattinata di mobilitazione in Umbria, dove lo sciopero generale dei trasporti ha assunto i toni di una protesta politica a sostegno della Palestina. A Perugia, lunedì 22 ottobre, circa un migliaio di persone ha partecipato alla manifestazione promossa dal sindacato Usb nell’ambito dell’iniziativa nazionale “Blocchiamo tutto”, con l’obiettivo dichiarato di fermare l’economia che sostiene il conflitto in Medio Oriente.

Il presidio principale si è svolto a Fontivegge, davanti alla stazione ferroviaria, in piazza Vittorio Veneto, dove si sono radunati studenti, lavoratori, pensionati e attivisti di ogni età. Le bandiere della Palestina e i vessilli del sindacato Usb hanno colorato la piazza, accompagnati da slogan come “Palestina libera” e cori contro il governo italiano e l’industria bellica. I manifestanti hanno poi sfilato verso via Cortonese, con l’intento di raggiungere la sede di BusItalia per un secondo momento di protesta.

Gianluca Liviabella, rappresentante Usb Umbria, ha spiegato le motivazioni alla base dello sciopero, sottolineando la necessità di fermare le produzioni belliche e reindirizzare le risorse pubbliche verso servizi essenziali. “Questo sciopero – ha dichiarato – mette al centro la questione palestinese e una parola d’ordine: blocchiamo tutto. Interrompere l’economia di mercato che finanzia Israele significa fermare la produzione di armi e chiedere investimenti in sanità, trasporti e scuola. È ciò che dovrebbe fare un Paese che non vuole la guerra”.

La manifestazione ha assunto toni fortemente simbolici, con la presenza di striscioni che chiedevano il cessate il fuoco, la fine dell’occupazione e il disarmo, mentre tra la folla si levavano cori di condanna verso l’attuale politica estera italiana. La mobilitazione si è svolta in maniera ordinata e senza scontri, ma con una partecipazione ampia e determinata, che ha causato rallentamenti al traffico nella zona della stazione.

In contemporanea, anche a Terni è andata in scena una manifestazione simile. In piazza Tacito si sono radunate alcune centinaia di persone, tra cui docenti, studenti e cittadini comuni. Anche qui sono stati esposti simboli palestinesi, tra cui una grande bandiera che ha sventolato per tutta la durata del presidio. Le parole d’ordine non sono cambiate: “Free Palestine”, “Stop al genocidio”, “Basta armi”.

Le due manifestazioni umbre si inseriscono in un quadro nazionale più ampio, in cui sindacati di base, movimenti studenteschi e collettivi politici hanno promosso azioni di protesta coordinate in diverse città italiane. L’obiettivo dichiarato è quello di unire le rivendicazioni sociali interne – come il diritto al lavoro, ai trasporti e ai servizi pubblici – a una presa di posizione netta contro la guerra e il sostegno militare allo Stato di Israele.

La mobilitazione non si è limitata alla protesta contro il conflitto in corso, ma ha toccato anche temi legati alla giustizia sociale, ambientale e alla redistribuzione delle risorse pubbliche. Un messaggio politico complesso che ha trovato eco nelle voci dei partecipanti, molti dei quali hanno sottolineato come l’emergenza umanitaria in Palestina rappresenti solo uno degli aspetti di un sistema globale da riformare.

Redazione

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