Regione Umbria conferma: West Nile importato, nessun caso dal territorio

Dopo il primo caso umano importato di West Nile Virus in Umbria: la Regione chiarisce i rischi e illustra le strategie di contenimento.

La Regione Umbria ha confermato nei giorni scorsi il primo caso umano di infezione da West Nile Virus (WNV) registrato sul proprio territorio, specificando che si tratta di un caso “importato”, ovvero contratto fuori dai confini regionali. L’evento ha attivato immediatamente le procedure di sorveglianza previste a livello nazionale, pur in assenza di circolazione attiva del virus nella zona.

Il West Nile Virus rappresenta una potenziale minaccia per la salute pubblica a causa della sua trasmissibilità tramite puntura di zanzare infette e della possibilità, seppur rara, di causare complicazioni neurologiche gravi. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, l’infezione non provoca sintomi, oppure genera una sintomatologia lieve, simile a quella influenzale, caratterizzata da febbre, nausea, mal di testa, linfonodi ingrossati e affaticamento. In una percentuale inferiore all’1%, possono verificarsi forme gravi come meningite o meningoencefalite.

Il virus si trasmette attraverso un ciclo naturale che coinvolge principalmente uccelli selvatici e zanzare del genere Culex, attive soprattutto di notte e diffuse nelle aree rurali. Gli uccelli fungono da serbatoio naturale e, pungendo questi animali infetti, le zanzare diventano vettori del virus. Gli esseri umani e gli equidi possono infettarsi a loro volta se punti da una zanzara portatrice, ma non sono in grado di trasmettere il virus ad altri individui o ad altri vettori, neppure se punti successivamente da zanzare locali.

Il sistema di sorveglianza nazionale è attivo sin dal 2008 e si estende anche al monitoraggio di animali e insetti vettori. Nello specifico, in Umbria i controlli stagionali condotti dai Servizi Veterinari delle Aziende USL Umbria 1 e 2 e dall’IZS Umbria-Marche non hanno evidenziato alcuna circolazione attiva del virus in uccelli selvatici e sinantropici, rassicurando così sulla sicurezza sanitaria del territorio.

Prevenzione e disinfestazione: due strategie distinte

La Regione Umbria ha ribadito che non è prevista alcuna disinfestazione straordinaria in seguito al caso umano segnalato, trattandosi di un’infezione contratta altrove. Le autorità sanitarie hanno inoltre illustrato le principali misure di prevenzione, distinguendo tra approcci ambientali e individuali.

Sul fronte ambientale, sono due le tipologie principali di intervento:

  • Trattamenti larvicidi, mirati a colpire le larve nelle acque stagnanti come tombini, caditoie e fontane. Questo metodo è il più sostenibile e meno invasivo, in quanto agisce precocemente, interrompendo il ciclo riproduttivo delle zanzare prima che raggiungano lo stadio adulto.

  • Trattamenti adulticidi, riservati a casi di emergenza sanitaria e a zone circoscritte, utilizzati per eliminare rapidamente le zanzare adulte. Tuttavia, questo tipo di disinfestazione ha un impatto ambientale rilevante, danneggiando anche altre specie animali utili e favorendo l’insorgenza di resistenze agli insetticidi.

L’uso di trattamenti adulticidi viene preso in considerazione solo in presenza di focolai locali, ossia se il virus viene rilevato in uccelli, zanzare o in persone infettate localmente. Non è invece previsto per i casi importati, poiché non esiste il rischio di trasmissione secondaria.

La prevenzione individuale rimane uno strumento essenziale: l’uso di repellenti, indumenti protettivi, zanzariere e la rimozione delle raccolte d’acqua stagnante attorno alle abitazioni sono azioni raccomandate a tutta la popolazione per ridurre l’esposizione.

Redazione

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