Sono 366000 gli euro richiesti dalla Procura contabile della Corte dei Conti ai 28 imputati coinvolti nel caso dei concorsi truccati in sanità. Un procedimento parallelo a quello penale, che si è già concluso in primo grado con ventuno condanne, pur senza confermare l’accusa più grave di associazione per delinquere e con un notevole ridimensionamento dell’intera vicenda rispetto al clamore iniziale.
La cifra totale oggetto dell’azione amministrativa è il frutto di contestazioni erariali individuali che oscillano da 1.000 a 19.000 euro. Nel mirino della giustizia contabile non ci sono solo gli imputati, ma anche i presunti danni arrecati alle strutture sanitarie: ospedale di Perugia, Usl Umbria 1 e il servizio sanitario regionale figurano tra gli enti per i quali si ipotizza un diritto al rimborso.
Secondo l’impostazione della Procura della Corte dei Conti, i comportamenti degli imputati avrebbero prodotto un danno economico diretto all’amministrazione pubblica, con risvolti che vanno oltre le singole posizioni penali e toccano l’efficienza e l’equità del sistema sanitario regionale. La responsabilità contabile viene contestata a vario titolo, in relazione ai benefici ottenuti tramite la partecipazione a concorsi alterati.
Ieri è toccato alle difese prendere la parola, presentando le proprie memorie e confutazioni. La decisione, però, non arriverà nell’immediato: i giudici amministrativi si prenderanno qualche mese per deliberare, in base alla complessità del caso e al numero degli imputati.
Parallelamente, sul piano penale, la vicenda non è ancora conclusa. Il processo di appello è già fissato per ottobre, e rappresenterà un nuovo banco di prova per le tesi dell’accusa e delle difese, che nella fase di primo grado hanno portato a un esito parzialmente favorevole per gli imputati, grazie all’esclusione dei capi d’imputazione più pesanti.
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