Lo Stendardo di Raffaello vola al Met: prima mostra dopo il restauro

Dal 2026 l’unica opera mobile di Raffaello in Umbria sarà esposta al Metropolitan Museum di New York, nel più grande evento internazionale sull’artista urbinate

Lo Stendardo processionale della Santissima Trinità di Raffaello Sanzio, capolavoro conservato nella Pinacoteca comunale di Città di Castello, volerà a New York per essere esposto nella grande mostra “Raphael: sublime poetry” al Metropolitan Museum of Art, in programma dal 23 marzo al 28 giugno 2026. Sarà la prima esposizione pubblica dopo il completamento del restauro estetico, un’occasione storica per valorizzare l’unica opera mobile di Raffaello conservata in Umbria.

L’evento, curato da Carmen Bambach, offrirà un percorso articolato tra oltre 200 opere dell’artista, provenienti dalle collezioni dei più importanti musei al mondo, tra cui Vaticani, Uffizi, Louvre, Prado, British Museum e National Gallery.

Un’opera di Raffaello tra memoria urbana e grande arte

Databile tra il 1499 e il 1501, il dipinto su tela (166×94 cm per lato), con cornice seicentesca, raffigura da un lato la Trinità con i santi Sebastiano e Rocco, e dall’altro la Creazione di Eva. Il soggetto religioso è probabilmente legato a un’epidemia di peste che colpì Città di Castello nel 1497, motivando la scelta dei due santi protettori.

“Lo Stendardo è una delle primissime prove del giovane Raffaello,” spiegano gli studiosi, “e rivela già tratti che anticipano la sua maturità artistica”. Conserva tracce evidenti dell’uso processionale originario e, già nel 1628, fu ritirato dalle funzioni religiose per essere meglio preservato. Oggi è considerato una testimonianza cruciale nella formazione dell’artista, ancora sospesa tra le influenze urbinati e il linguaggio peruginesco.

Il restauro e la partenza per New York

Il percorso che ha portato all’esposizione oltreoceano è stato lungo e articolato. Come spiegano il sindaco Luca Secondi e l’assessore alla Cultura Michela Botteghi, “tutto è iniziato circa un anno fa, quando il Met ha presentato la richiesta di prestito al Comune”. Da lì si è attivata una procedura complessa, in sinergia con la Soprintendenza umbra e l’Istituto Centrale per il Restauro (ICR).

Il restauro, sostenuto economicamente dallo stesso Met come fee di prestito (30.000 euro), ha permesso di avviare un intervento di completamento, necessario a risolvere criticità estetiche dovute a lacune visibili che disturbavano la lettura dell’opera. Il progetto è stato preceduto da una fase diagnostica avanzata con la collaborazione di laboratori specializzati di Napoli e Roma.

“Nonostante le condizioni non critiche, ogni fase della movimentazione è stata pensata per garantire la massima sicurezza”, spiegano i tecnici, sottolineando l’impiego di tecnologie all’avanguardia per il trasferimento prima a Roma e poi negli Stati Uniti.

Un’operazione culturale di rilievo internazionale

L’inclusione dello Stendardo nella mostra del Met rappresenta una straordinaria opportunità di visibilità internazionale. Come riconosciuto dal Ministero della Cultura, l’esposizione contribuirà a promuovere la conoscenza del dipinto e a potenziare l’immagine culturale di Città di Castello, sede di uno dei tesori più antichi del genio di Urbino.

“Vogliamo che l’Umbria non solo partecipi, ma giochi un ruolo attivo in questa rivoluzione culturale,” ha dichiarato ancora il sindaco, evidenziando come l’operazione costituisca “una valorizzazione concreta dell’identità artistica e storica del nostro territorio”.

Il valore dell’opera, stimato in 6 milioni di euro, è giustificato non solo dall’autore, ma dalla sua unicità documentale e conservativa: è l’unico dipinto di Raffaello rimasto in città, non menzionato dalle fonti antiche ma citato per la prima volta solo nel 1627 da padre Angelo Conti.

Tra passato e futuro: il significato del viaggio

Il ritorno dello Stendardo al centro del dibattito artistico mondiale rappresenta anche un ponte tra tradizione e innovazione, un esempio virtuoso di collaborazione tra enti locali, istituzioni centrali e grandi musei internazionali.

In attesa dell’apertura della mostra a New York, lo Stendardo sarà al centro di un’importante pubblicazione scientifica che documenterà i risultati del restauro, offrendo nuovi spunti per la lettura di un’opera fondamentale nella carriera di Raffaello.

Redazione

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