L’ospedale da campo attivato a Perugia durante la fase acuta dell’emergenza Covid-19 ha suscitato forti polemiche in Assemblea legislativa, dove è stata sollevata la questione del suo effettivo utilizzo rispetto ai costi sostenuti. La struttura, inaugurata il 10 marzo 2021 con il primo ricovero, è stata disattivata il 10 maggio dello stesso anno, dopo soli due mesi di attività, nei quali sono stati trattati complessivamente 140 pazienti in regime di osservazione breve.
La presidente della Regione, Stefania Proietti, ha fornito i dati rispondendo a un’interrogazione dei consiglieri Cristian Betti e Letizia Michelini del Partito Democratico. Quest’ultima ha messo in dubbio la necessità dell’intera operazione, stimata in oltre 4,5 milioni di euro, considerando che i posti letto richiesti in Umbria durante la pandemia erano relativamente pochi (36 totali, di cui 12 per terapia intensiva tra Perugia e Terni).
Costi elevati per un utilizzo limitato
La presidente Proietti ha precisato che il costo effettivo dell’appalto è stato di circa 2,93 milioni di euro, al netto di un ribasso del 2%. Tuttavia, l’utilizzo effettivo della struttura è stato breve e limitato: dal 10 maggio al 15 giugno 2021 l’ospedale è stato usato solo per lo screening di pazienti con sintomi respiratori, senza ricoveri prolungati. Le scelte operative e contrattuali, ha aggiunto, sono state ereditate dalla precedente amministrazione regionale, sottolineando che l’attuale giunta ha solo preso atto delle decisioni già attuate.
Apparecchiature trasferite in Turchia dopo il terremoto
Dopo la dismissione, le apparecchiature dell’ospedale da campo sono state inviate in Turchia per fronteggiare l’emergenza causata dal terremoto del 2023. Solo alcuni letti e ventilatori sono stati trattenuti a Perugia, destinati al reparto di terapia intensiva. Questo trasferimento ha suscitato ulteriori perplessità tra i consiglieri regionali, che si chiedono perché risorse pubbliche di tale entità non siano state investite direttamente nel potenziamento delle strutture sanitarie permanenti, nella loro riqualificazione o nell’assunzione di personale medico.
Liste d’attesa e polemiche politiche
La discussione sull’ospedale da campo si è inserita in un quadro più ampio di critiche al sistema sanitario regionale, accusato di inefficienza e scarsa trasparenza. In particolare, la consigliera Tesei ha denunciato la presenza di circa 85.000 prestazioni sanitarie sospese in Umbria, definendolo un record negativo senza precedenti. Le sue dichiarazioni contrastano con quelle della presidente Proietti, che aveva recentemente rivendicato importanti risultati nella riduzione delle liste di attesa.
Secondo Tesei, i dati ufficiali dimostrano un peggioramento rispetto al 2024 e anche al periodo di governo del centrodestra, contraddicendo i proclami di successo della giunta. Le accuse si concentrano su una gestione ritenuta inefficace, propagandistica e priva di soluzioni concrete, con la richiesta esplicita di maggiore chiarezza e responsabilità verso i cittadini.
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