“Il pane e le rose”, a Città di Castello il primo incontro per la parità di genere

Avviato il progetto della Provincia di Perugia per promuovere cultura, diritti e dialogo contro le discriminazioni nei luoghi di lavoro

È partito da Città di Castello, nella Biblioteca “Rossi Monti”, il ciclo di incontri “Il pane e le rose” promosso dalla Provincia di Perugia per affrontare il tema della parità di genere con strumenti culturali e partecipativi. Il progetto, fortemente voluto dalla consigliera di Parità Elena Bistocchi e dalla consigliera provinciale Francesca Pasquino, nasce come un itinerario di parole, ascolto e confronto, attraversando il territorio provinciale per coinvolgere associazioni, cittadinanza e istituzioni locali.

Un viaggio tra cultura e partecipazione

Il titolo scelto per l’iniziativa, “Il pane e le rose”, richiama lo storico sciopero delle operaie tessili di Lawrence del 1912: una lotta che chiedeva non solo salari più giusti, ma anche dignità e qualità della vita. Un simbolo potente per un programma che intende legare riflessione e diritti, memoria e attualità.

Durante l’incontro, Elena Bistocchi ha sottolineato la necessità di decostruire lo stereotipo di genere partendo dalla sua origine culturale e sociale. “Dialogare con le associazioni, confrontarsi attraverso la lettura, costruire un linguaggio più inclusivo – ha detto – sono azioni fondamentali per aprire un dialogo sincero con i territori.”

Stimolante e partecipato anche l’intervento delle operatrici del Centro Antiviolenza “MEDUSA”, gestito dall’associazione Libera…Mente Donna ETS, che hanno letto alcuni passaggi significativi del libro “Femminili Singolari” della sociolinguista Vera Gheno. Un testo scelto per accompagnare la riflessione sul linguaggio e il suo impatto nei processi di cambiamento sociale.

Il linguaggio come leva per il cambiamento

Francesca Pasquino ha rimarcato il valore politico e culturale del linguaggio inclusivo, oggi spesso osteggiato o banalizzato. “Non è un vezzo, ma un gesto concreto verso l’equità. Le parole modellano la realtà e influenzano i comportamenti. Cambiare linguaggio significa cambiare visione sociale.”

Il divario di genere nelle libere professioni

Tra gli ospiti anche l’avvocata Nada Lucaccioni, presidente dell’Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani per la Tutela delle Persone, dei Minorenni e della Famiglia dell’Umbria. Citando i dati della Cassa Forense 2024, ha evidenziato l’enorme disparità reddituale nel settore legale: gli uomini guadagnano in media circa 62.000 euro l’anno, le donne solo 31.000. Un gap che resiste nonostante l’aumento delle professioniste. Conciliabilità tra lavoro e famiglia, scarsa presenza femminile nelle STEM e discriminazioni strutturali restano nodi irrisolti.

Redazione

Seguici su

Aggiungi perugiatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
0 Commenti

Articoli correlati

Altre notizie