Nel 2025, l’economia italiana registra un prodotto interno lordo complessivo di quasi 2.244 miliardi di euro, equivalente a circa 6 miliardi di euro generati ogni giorno. Nonostante questo dato positivo, l’ufficio studi della Cgia di Mestre segnala forti squilibri territoriali, con realtà come Milano e Bolzano in netta crescita, mentre regioni come l’Umbria e. In questo quadro, Perugia fa meglio di Terni, la quale fa segnare performance preoccupanti. Ma anche il capoluogo di Regione non scherza.
Secondo le stime, l’Umbria presenta un Pil pro capite giornaliero di 88,6 euro, contro una media italiana di 104,3 euro. Su base annua, ogni cittadino umbro produce circa 32.331 euro, posizionando la regione al 13. posto nella graduatoria nazionale. Pil medio regionale annuale pari a 27,5 miliardi. Per fare un paragone col solo centro Italia: il Lazio ne produce 252, la Toscana 145, le Marche 51,4 e l’Abruzzo 41,4. Da qui si vede come la situazione sia drammatica, soprattutto se se si pensa ch il dato è il quartultimo peggiore d’Italia (fanno peggio solo il Molise, 8 miliardi, la Valle d’Aosta con 6 – che però ha un Pil procapite altissimo e paga le dimensioni – e la Basilicata con 15).
Il dato del Pil per abitante, parametrato al massimo e al minimo mette l’Umbria un po’ meglio (55 il Trentino e 22 la Calabria, rispettivamente), ma ha davanti tutte le regioni del centro Italia. Stessa situazione per quello procapite al giorno.
Perugia si piazza al 55 posto con un valore aggiunto pro capite giornaliero di 81,6 euro e un valore annuo di 29.775 e un valore aggiunto medio di 18.953.000 di euro.
Terni, fa ancora più fatica. La provincia si colloca al 71. posto su 107 territori analizzati, con un valore aggiunto pro capite giornaliero di 72,6 euro e un valore annuo di 26.484 euro. Bassissimo anche il valore aggiunto medio, appena 5.705.000 di euro Dati che confermano Terni tra le aree più in difficoltà dell’Italia centrale.
Nonostante questo quadro poco incoraggiante, il tessuto produttivo umbro continua a essere sostenuto dalle piccole e medie imprese, considerate il vero motore economico del territorio. «Senza le nostre Pmi – sottolinea il report della Cgia – l’Italia non sarebbe tra le principali economie avanzate del mondo».
Il divario con le zone più dinamiche è evidente: a Milano, il Pil pro capite giornaliero raggiunge 184,9 euro, seguita da Bolzano con 154,1 euro e Bologna con 127,6 euro. Distanze economiche che testimoniano una frattura sempre più ampia tra nord e centro-sud.
Il report sottolinea anche che un recupero di una sola settimana lavorativa in più all’anno, ad esempio riducendo l’impatto dei ponti festivi, aumenterebbe il Pil nazionale dell’1%, ovvero di circa 22 miliardi di euro.
Per l’Umbria la strada è tracciata: investire su innovazione, infrastrutture e attrazione di nuovi capitali, senza però dimenticare la forte vocazione manifatturiera che ha sempre rappresentato un punto di forza per la regione.
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