“Perdiamo guida illuminata”. Le reazioni dall’Umbria alla morte del Pontefice

I rappresentanti istituzionali della regione rendono omaggio al Pontefice, ricordandone l'umiltà, l'impegno per i più fragili e il profondo legame con Assisi e l’Umbria.

«Siamo sgomenti per la scomparsa del nostro Pontefice»: con queste parole, la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti ha espresso il cordoglio di un’intera terra. L’Umbria, profondamente legata a Papa Francesco per la sua costante attenzione ai più deboli e per i molteplici viaggi pastorali, saluta con dolore il 266esimo Vescovo di Roma, spentosi il 21 aprile 2025. «Ha dedicato la vita agli ultimi, ai poveri, ai malati, ai migranti, alla pace e alla cura del creato. Era un amico di Assisi e del nostro Santo da cui ha preso il nome», ha aggiunto Proietti, già sindaca della città serafica. «Mi legava a lui un sentimento di fede e valori. Ho dato a uno dei miei figli il suo nome».

Un pontefice “venuto dai confini del mondo”

Anche la presidente dell’Assemblea legislativa umbra, Sarah Bistocchi, ha sottolineato l’eccezionalità di Jorge Mario Bergoglio, ricordandolo come «un Pontefice illuminato e coraggioso, diverso dagli altri, venuto dai confini del mondo». Secondo Bistocchi, tutto era già scritto nella sua scelta di chiamarsi Francesco: «una dichiarazione di intenti per un pontificato dedicato agli ultimi e alla pace, in tempi segnati da conflitti violenti». Il suo sorriso, ha aggiunto, «rimarrà come eredità e insegnamento per il futuro».

Cordoglio e riflessione dalle istituzioni umbre

Il sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco ha affidato ai social un messaggio di cordoglio: «Il suo impegno per i più deboli e il suo richiamo alla fratellanza resteranno un’eredità preziosa per l’umanità».

Marco Squarta, europarlamentare umbro, ha voluto ricordare Bergoglio come un pontefice che ha saputo «trovare Dio nei vicoli dimenticati e nei cuori spezzati». Ha aggiunto: «Con la sua voce tremante ha gridato pace in un mondo sordo. Con la sua umiltà ha ricordato a tutti che la grandezza non è nei troni, ma nelle ginocchia piegate davanti al dolore dell’altro». E ha concluso con una nota di speranza: «Oggi il cielo festeggia, perché torna a casa un pastore buono».

Le città umbre unite nel dolore

Anche i primi cittadini delle principali città umbre hanno voluto rendere omaggio a Papa Francesco. Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia, ha parlato di «una luce di verità che si spegne», ricordando il Pontefice come «una figura capace di attraversare le anime con parole di giustizia e promozione del bene. Non è stato solo un leader spirituale, ma un padre autentico, che ha ispirato un cambiamento profondo».

Dal canto suo, il sindaco di Spoleto Andrea Sisti ha sottolineato come «nei suoi 12 anni di pontificato, Papa Francesco sia stato un punto di riferimento anche per i non credenti», grazie a una visione della società fatta di dignità, solidarietà e misericordia. Il suo insegnamento, ha affermato, «continuerà a dare forza ai nostri cuori».

Il cordoglio di Legacoop Umbria

Così Danilo Valenti, numero uno di Legacooop Umbria Q”A nome mio personale e delle cooperative associate a Legacoop Umbria, esprimo profondo cordoglio e vicinanza per la scomparsa del Santo Padre Francesco. Con la sua testimonianza di fede, umiltà e impegno per la giustizia sociale, Papa Francesco ha rappresentato una guida spirituale e morale per il mondo intero. Ha sostenuto la pace in ogni angolo del mondo, da sempre vicino agli ultimi e con gli ultimi. Una perdita non solo per la comunità cattolica ma anche per tutti gli uomini e le donne che ogni giorno si impegnano ad essere costruttori di pace e giustizia. La sua instancabile opera per la pace e il dialogo tra i popoli, per l’affermazione dei diritti universali e il suo impegno a tutela dell’ambiente, mettendo sempre al centro il bene delle persone, rimarranno un’eredità preziosa e viva per l’umanità. Ci stringiamo alla Chiesa universale e alla comunità ecclesiale umbra in questo momento di lutto e preghiera”.

Papa Francesco e il Serafico: l’abbraccio che ha segnato un’epoca

Nel giorno della sua morte, il Serafico ricorda la visita che diede inizio a un legame profondo tra Papa Francesco e i suoi ragazzi con disabilità: un gesto che ha inaugurato un magistero sulla fragilità e mostrato una Chiesa capace di commuoversi e prendersi cura 

Quando Papa Francesco entrò nella cappella del Serafico non si limitò a benedire. Abbracciò, accarezzò, ascoltò. Quel giorno – era il 4 ottobre del 2013 – mostrò al mondo la Chiesa che aveva in mente: una Chiesa inginocchiata davanti alle piaghe della carne e non davanti al potere.

Quella visita, nata nel primo pellegrinaggio del suo pontificato sulle orme di San Francesco, segnò anche l’inizio di un rapporto speciale tra il Pontefice e i ragazzi del Serafico, rafforzatosi poi nel corso degli anni durante il Giubileo del 2016 ed Economy of Francesco. Un legame che ha accompagnato il cammino di un magistero incentrato sul valore della fragilità del prendersi cura come forma alta di giustizia evangelica.

Francesco, infatti, scelse di iniziare il suo pellegrinaggio ad Assisi da un luogo di cura. Varcò il cancello dell’Istituto Serafico e passò oltre ogni formalità. Senza fretta, si fermò con ciascuno dei bambini e ragazzi con disabilità gravi e gravissime accolte nell’Istituto. Rivolse a ognuno un sorriso o una carezza. E ripeteva, con voce bassa ma ferma: “Io sono commosso”. Erano i primi mesi del suo pontificato, ma già in quel gesto era chiara la direzione: voleva una Chiesa capace di lasciarsi toccare. Perché  commuoversi – come ha sempre testimoniato – significa riconoscere l’altro nel cuore e riconoscere Cristo nei più fragili. Non lesse il discorso preparato, parlò braccio proprio come si parla in famiglia, e indicò nei corpi feriti dei ragazzi “le piaghe di Gesù”; disse che quelle piaghe “devono essere ascoltate” e aggiunse “non come notizie da prima pagina, destinate a durare pochi giorni: devono essere ascoltate da chi si dice cristiano, come parte viva del Vangelo”.

Al termine dell’incontro – non una visita caritatevole ma un’espressione concreta di teologia incarnata –  rivolgendosi alla presidente del Serafico disse semplicemente: “Io oggi sono stato baciato da Dio”.

“Quella visita non è stata un ricordo da conservare ma è diventata una responsabilità ” racconta Francesca Di Maolo, presidente del Serafico di Assisi. “Papa Francesco- ha aggiunto – ha indicato con chiarezza dove dobbiamo guardare se vogliamo davvero seguire il Vangelo: verso chi è fragile, invisibile, dimenticato”. Il Serafico, fondato nel 1871 dal beato Ludovico da Casoria, è da sempre un luogo in cui la fragilità viene accolta con competenza e umanità. Ma con quella visita Francesco ne ha fatto anche un luogo simbolico, un punto da cui rileggere la missione stessa della Chiesa. “Non cercava gesti eclatanti – continua Di Maolo – ma ha semplicemente mostrato cosa vuol dire stare accanto. Il suo modo di guardare i ragazzi, di farsi toccare, di fermarsi ad ascoltare le famiglie: ha dato corpo a un’idea di Chiesa che deve ripartire dagli esclusi”.

Oggi, nel giorno della sua morte, il Serafico non restituisce un’icona da commemorare, ma un messaggio ancora vivo: in tempi in cui il valore delle persone viene spesso misurato sulla base della produttività o dell’efficienza, Papa Francesco ha rimesso al centro chi non ha voce, chi ha bisogno di essere semplicemente accolto. E il suo passaggio al Serafico ha tracciato una linea chiara ricordando che il Vangelo si misura sulla capacità di riconoscere e custodire la dignità di ogni persona soprattutto quando è fragile.

Redazione

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