Braccia incrociate per otto ore: è questa la risposta di Cgil, Cisl e Uil all’interruzione delle trattative per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici da parte di Federmeccanica. Una mobilitazione che ha coinvolto tutta l’Italia e che in Umbria ha visto una rappresentanza scendere in piazza Italia a Perugia, simbolo di una protesta che va ben oltre il nodo salariale.
Nel cuore verde d’Italia, il comparto metalmeccanico vive una stagione di forte discontinuità, con settori di eccellenza come quello aeronautico che resistono alla crisi, e aree in difficoltà come l’automotive e il suo indotto, aggravate dalle incertezze legate ai dazi commerciali internazionali. Un contesto che rende la vertenza ancora più urgente e complessa.
“Non è solo una questione di stipendi”, hanno spiegato i rappresentanti sindacali: al centro della protesta c’è anche il tema della sicurezza sul lavoro, reso drammaticamente attuale dal recente incidente alle acciaierie di Terni, che ha scosso l’intero settore umbro. La richiesta è di misure concrete e immediate per garantire condizioni di lavoro sicure e dignitose.
La mobilitazione ha coinvolto tutti i turni lavorativi, con otto ore di sciopero proclamate in tutte le aziende del comparto. In Umbria, l’iniziativa ha avuto una forte adesione, confermando la crescente tensione nelle fabbriche e la determinazione dei lavoratori a non arretrare nella difesa dei propri diritti.
Le organizzazioni sindacali chiedono che Federmeccanica torni al tavolo negoziale, avviando una trattativa seria che tenga conto non solo della dinamica inflattiva e del recupero salariale, ma anche delle sfide industriali e occupazionali legate alla transizione ecologica, all’innovazione tecnologica e alla sostenibilità delle filiere.
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