L’inchiesta sul suicidio di Andrea Prospero ha portato alla luce un mondo di illegalità nelle chat Telegram analizzate dalla Polizia Postale di Perugia. Giovani e giovanissimi gestivano un mercato clandestino di droga, telefoni e carte di credito false.
L’indagine ha svelato un sottobosco criminale in cui il 19enne abruzzese era immerso. Attraverso almeno cinque identità diverse, Prospero si muoveva sulla piattaforma utilizzando cinque smartphone, 46 schede SIM e un computer. Nei suoi dispositivi gli inquirenti hanno trovato tracce di attività illecite, tra cui la compravendita di sostanze stupefacenti e strumenti per truffe finanziarie.
Dai messaggi emerge il rapporto con diversi soggetti attivi nel traffico di farmaci e droga. Due anni fa, Prospero chiedeva a un utente noto come “El Diablo” il metodo più sicuro per farsi spedire un oppiaceo da rivendere. A un altro interlocutore, chiamato “Chef”, aveva acquistato una ricetta per lo Xanax, mentre per ottenere le sette pasticche di ossicodone usate nel suicidio si era rivolto a un utente nascosto dietro il nome “Marco”. Quest’ultimo, diciottenne di Afragola, è stato perquisito dalla polizia e trovato in possesso di 14mila euro, provento presunto dello spaccio di farmaci.
Dalle indagini emerge anche il ruolo di “Valemno”, nickname utilizzato da uno dei due individui arrestati per istigazione e aiuto al suicidio di Andrea. È lui a essere collegato a “Marco” e a una rete di vendita illegale di farmaci. Prospero, secondo quanto emerge dalle chat, avrebbe avuto un debito di 300 euro con un altro soggetto, il diciottenne romano ora ai domiciliari, che navigava con un’utenza intestata a un cittadino filippino. Il debito sarebbe dovuto essere saldato con l’invio di uno smartphone.
Un altro nickname coinvolto nella vicenda è “Thomas Burberry”, il terzo utente presente nella chat negli ultimi minuti di vita di Andrea. Il suo ruolo è ora sotto esame da parte degli inquirenti, che stanno ricostruendo la rete di contatti e i meccanismi dietro il traffico illegale che emerge da queste conversazioni.
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