Interrogato l’88enne don Pietro Vergari. Il sacerdote umbro è stato chiamato a testimoniare in Senato sul mistero di Emanuela Orlandi, la giovane sparita il 22 giugno 1983 a Roma. La ragazza, cittadina vaticana, si trovava presso la scuola di musica adiacente alla basilica di Sant’Apollinare, della quale lo stesso Vergari era rettore.
In Senato, il sacerdote ha ribadito di non aver mai conosciuto Emanuela Orlandi, dichiarandolo con fermezza nonostante la lunga ombra di sospetti che lo hanno accompagnato. Giunto in carrozzina, ha ripercorso alcuni momenti delle indagini che lo hanno coinvolto: inizialmente iscritto nel registro degli indagati dal procuratore Giancarlo Capaldo, fu successivamente prosciolto grazie alla richiesta di archiviazione avanzata dal procuratore Giuseppe Pignatone. Quest’ultimo, noto per essere stato successivamente presidente del tribunale vaticano, lasciò l’incarico dopo essere stato coinvolto in inchieste su mafia e appalti negli anni ’90.
Il legame con Enrico De Pedis
Don Vergari, originario di Sigillo, un borgo vicino Gubbio dove trascorse gli anni della vecchiaia, ha ammesso la sua amicizia con Enrico De Pedis, noto esponente della Banda della Magliana e ritenuto uno dei principali sospettati del sequestro di Emanuela. Nel suo blog, il sacerdote scrisse: “Ci vedevamo normalmente nella chiesa di cui ero rettore, sapendo i miei orari, e altre volte fuori per caso. Mai ho visto o saputo nulla dei suoi rapporti con gli altri”.
Vergari ricordava De Pedis come un benefattore, capace di contribuire all’organizzazione di mense per i poveri. Alla notizia della sua morte, avvenuta nel 1990, confessò di essere rimasto profondamente colpito.
Il mistero della sepoltura nella Basilica di Sant’Apollinare
Un punto cruciale nelle indagini su Emanuela fu segnato da una telefonata anonima durante una puntata di Chi l’ha visto?, che suggerì di verificare chi fosse sepolto nella cripta della basilica di Sant’Apollinare. Fu così che venne alla luce la presenza del corpo di Enrico De Pedis, lì trasferito dal cimitero del Verano grazie all’autorizzazione di don Vergari, che ne attestò lo status di benefattore. Si vocifera che la moglie di De Pedis, Carla Di Giovanni, avesse donato ingenti somme di denaro per missioni caritatevoli e per il restauro della basilica, circostanza che alimentò ulteriori sospetti.
Altri protagonisti e ipotesi
Le indagini hanno coinvolto vari esponenti della Banda della Magliana, tra cui Sergio Virtù, autista di De Pedis, e Sabrina Minardi, amante del boss, che dichiarò di aver prelevato Emanuela al Gianicolo per consegnarla a un uomo, presumibilmente un vescovo, fuori dalle mura leonine. Secondo le sue testimonianze, il sequestro sarebbe stato orchestrato da De Pedis su ordine di monsignor Paul Marcinkus, allora presidente dello IOR.
Le parole di Pietro Orlandi
Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, ha dichiarato: “Non ho mai conosciuto personalmente don Vergari, ma alcune amiche di Emanuela mi hanno raccontato che suor Dolore, direttrice della scuola, faceva di tutto per tenere le ragazze lontane da lui”.
Nonostante le numerose piste e rivelazioni, il caso di Emanuela Orlandi rimane un mistero irrisolto che continua a suscitare dubbi e inquietudini. Un intreccio di amicizie, accuse e ombre avvolge la figura di don Pietro Vergari e il dramma della giovane Orlandi. Il Senato e l’opinione pubblica attendono ancora risposte che possano dare giustizia a una storia che non smette di interrogare.
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