Sanità, la Waterloo dell’Umbria: maglia nera d’Italia per la mobilità passiva

Il saldo negativo della sanità umbra cresce, tra mobilità passiva in aumento e sempre minore attrattività dei servizi per i pazienti di altre regioni

La sanità è la ferita aperta dell’Umbria e non a caso su questo tema è stata giocata gran parte della campagna elettorale per le regionali. I dati dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) segnano infatti come dal 2019 al 2023, i costi per la mobilità sanitaria passiva sono aumentati del 24%, rendendo l’Umbria la regione con il maggior incremento in Italia. Dunque sempre più umbri – quelli che possono permetterselo – vanno a curarsi fuori regione,  mentre diminuiscono i pazienti provenienti da altre regioni.

Nel 2018, la sanità umbra registrava un saldo positivo di 4,6 milioni di euro tra spese per ricoveri extra-regione e incassi per pazienti in arrivo. Ora invece il trend si è invertito: nel 2020 il bilancio è sceso a -3,2 milioni, fino a raggiungere un passivo di 24,1 milioni di euro nel 2023. Un dato allarmante, superato- parliamo qui di  mobilità attiva nello stesso periodo-  solo dal Friuli Venezia Giulia, con un calo del 20,3% nei ricava.

L’aumento dei costi è attribuibile a specifiche categorie di patologie. Le spese per i disturbi neonatali sono cresciute del 70%, quelle legate all’apparato muscolo-scheletrico del 60%, e quelle per malattie dell’apparato riproduttivo maschile del 27%. Questi dati evidenziano una carenza nei servizi sanitari regionali in settori cruciali, spingendo i cittadini a rivolgersi ad altre strutture in Italia. Senza contare che un umbro su 9, come già certificato anche dalla  Fondazione Gimbe, rinuncia del tutto a curarsi. perchè non può permettersi la mobilità sanitaria.

Secondo i flussi elettorali, il successo di Proietti è stato legato in gran parte proprio alla percezione diffusa di inefficienza sanitaria, che ha penalizzato la giunta uscente. L’ex presidente Tesei ha parlato sempre di una “narrazione sbagliata e distorta”, spiegando come l’ex assessore Coletto non fosse stato in grado di comunicare bene quanto buono fosse stato fatto ed evidenziando la diminuzione delle liste di attesa, ma  i dati confermano le difficoltà del sistema sanitario umbro.

Sarà questa quindi una delle sfide chiave per la nuova amministratore e del probabile nuovo assessore alla sanità Bori:  il calo dell’attrattività sanitaria regionale rappresenta una doppia perdita: economica e di fiducia da parte dei cittadini. Invertire questa tendenza richiede interventi strategici per migliorare i servizi, aumentare la qualità delle prestazioni offerte e ridurre la dipendenza da altre regioni. La nuova amministrazione dovrà ricostruire un sistema sanitario in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini, frenando la migrazione sanitaria e recuperando il saldo economico perduto.

Redazione

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