Un caso di furto di carta di credito, che ha visto coinvolte due imputate pugliesi di 30 e 31 anni, è arrivato di fronte alla Cassazione, che ha rimandato la sentenza alla Corte d’appello di Perugia. Le due donne erano state condannate inizialmente, ma un cavillo sulla mancata denuncia ha sollevato ulteriori questioni legali.
Le accuse nei confronti delle imputate derivano da un episodio in cui avrebbero rubato la carta di credito di una turista perugina in vacanza a Martinsicuro. Le due donne sono state condannate “perché, in concorso tra loro, al fine di trarne profitto, avevano asportato una carta di credito rilasciata dalla Banca Picena Trentina di Martinsicuro, una carta bancomat rilasciata dal medesimo istituto bancario e una carta postepay, nonché la tessera sanitaria ed euro 50 di proprietà della vittima”.
Le imputate sono state anche accusate di aver utilizzato indebitamente la carta di credito rubata per effettuare una serie di acquisti, tra cui un profumo del valore di 52,99 euro, un pantalone e una maglia in lana da 149 euro, un cellulare da 599 euro e un altro da 389 euro. Inoltre, hanno prelevato 250 euro da un bancomat.
La sentenza iniziale aveva condannato le due donne a una pena di 1 anno e 4 mesi di reclusione e a una multa di 600 euro, con la revoca del beneficio della sospensione condizionale, sebbene fossero state riconosciute alcune circostanze attenuanti generiche.
Tuttavia, la Cassazione ha deciso di rivedere la sentenza in quanto non c’era stata una querela specifica per il reato di prelievo presso lo sportello bancomat. Pertanto, la questione è stata rimandata alla Corte d’appello di Perugia, che dovrà prendere una nuova decisione in merito a questa parte del caso.
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