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Medici internisti, in Umbria uno su quattro vuole lasciare il pubblico

Dati allarmanti dalla ricerca Fadoi: il 63%, afferma che non sceglierebbero nuovamente la professione medica. Il presidente Giuliani: "Stress e scoramento per le enormi difficoltà lavorative"

Un recente studio condotto da Fadoi, la Federazione dei medici internisti ospedalieri, ha rivelato dati preoccupanti sul morale dei medici in Umbria. Secondo l’indagine, un quarto dei medici della regione sta considerando l’idea di abbandonare il settore pubblico per altre opportunità di lavoro, mentre una percentuale significativa, il 63%, afferma che non sceglierebbero nuovamente la professione medica.

Tuttavia, oltre il 62% del personale ospedaliero mantiene una visione positiva del sistema sanitario nazionale, considerandolo un baluardo fondamentale del diritto alla salute, dove le esigenze assistenziali prevalgono su quelle economiche.

Il sondaggio ha anche esaminato le opinioni sui metodi per affrontare le lunghe liste d’attesa. Mentre una nuova misura prevede straordinari meglio retribuiti, il 38% dei medici intervistati ritiene che la soluzione migliore sia l’assunzione di nuovo personale.

Per quanto riguarda il servizio pubblico, le ragioni principali per cui i medici rimangono fedeli a questo settore includono il desiderio di garantire a tutti l’accesso alle cure sanitarie (62%) e la sicurezza del posto di lavoro (12%).

L’indagine ha anche messo in luce le sfide nei reparti di medicina interna, responsabili di circa il 50% dei ricoveri. La principale preoccupazione, espressa dal 75% dei medici, riguarda la carenza di personale medico e infermieristico, un problema acuito dall’alta intensità di cura richiesta in questi reparti. Inoltre, il 12,5% lamenta la scarsa valorizzazione del ruolo del medico internista nell’organizzazione ospedaliera.

Il presidente di Fadoi Umbria, Marco Giuliani, ha commentato:I reparti internistici negli ospedali umbri sono in profonda difficoltà. Questa situazione genera stress e scoramento tra i medici, erodendo la loro motivazione, un elemento cruciale che finora ha aiutato a colmare le lacune del sistema. Quando la motivazione viene meno a causa di un lavoro non adeguatamente organizzato o per la mancanza di riconoscimento, nonostante gli sforzi per fornire il massimo livello di assistenza ai pazienti, si comprende perché sempre più professionisti decidono di lasciare il settore pubblico”.

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