Umbria, cresce il benessere ma non la produttività: “Chi si accontenta gode?”

Tra dati Istat e Banca d'Italia emerge un paradosso umbro: economia debole ma fiducia nelle istituzioni in crescita. La replica del partito Ora!

L’Umbria si conferma nel 2024 una regione dai dati economici deboli ma con indicatori di benessere sopra la media nazionale, secondo l’elaborazione della Banca d’Italia su 120 indicatori territoriali e i dati Istat sul Bes (Benessere equo e sostenibile). Il Pil pro capite regionale si è fermato a 32.467 euro, pari a 87 su una scala in cui l’Italia vale 100, mentre il reddito disponibile per abitante resta inferiore alla media nazionale. A questa fotografia negativa si contrappone però un indice di benessere complessivo cresciuto del 16% tra il 2018 e il 2024, oltre dieci punti sopra la media italiana. Sul tema è intervenuto Giorgio Pablo Vallasciani, segretario del partito Ora! Umbria, con una nota diffusa nei giorni scorsi.

Il divario tra Pil e benessere

Il rapporto della Camera di Commercio dell’Umbria evidenzia come, cambiando gli indicatori di riferimento, cambi anche il segno della valutazione: il -13% umbro rispetto alla media italiana nel Pil pro capite diventa un +10,6% se si guarda al benessere complessivo. A trainare il miglioramento è stata soprattutto l’area “relazioni e istituzioni”: nel 2024 gli umbri attribuiscono un punteggio di fiducia più alto rispetto alla media nazionale a Parlamento, sistema giudiziario e Forze dell’ordine, un vantaggio che nel 2016 non esisteva ancora. Parallelamente, la durata dei procedimenti civili in Umbria è scesa da 522 a 401 giorni in dieci anni, contro una media italiana di 447, e l’affluenza alle elezioni europee del 2024 ha toccato il 60,8%, ben oltre il 49,8% nazionale.

La soddisfazione sul lavoro nonostante i salari bassi

Anche sul fronte occupazionale la Camera di Commercio registra un dato singolare: il 57,5% degli occupati umbri si dichiara soddisfatto di sei aspetti del proprio lavoro — guadagno, prospettive, orario, stabilità, distanza casa-lavoro e interesse per le mansioni — terzo risultato tra le regioni italiane, nonostante una retribuzione media annua inferiore dell’11,2% a quella nazionale. Restano criticità note, come il part-time involontario e la sovraqualificazione dei laureati, ma crescono anche i passaggi da lavoro instabile a stabile, arrivati al 20,4% contro il 16,6% italiano.

La nota di Giorgio Pablo Vallasciani, segretario di Ora! Umbria

Sul quadro descritto è intervenuto il segretario di Ora! Umbria, Giorgio Pablo Vallasciani, che ha definito la situazione “paradossale”, sottolineando come alla crescita del Pil “inferiore del 13% alla media nazionale” corrisponda “un indice complessivo di benessere molto più della media nazionale e delle vicine regioni del Centro”. Nella nota, Vallasciani ha messo in guardia dal rischio di “consolarsi nella qualità della vita”, ricordando che i dati sul benessere “non devono diventare un alibi per la politica per continuare a sottrarsi dalla sua funzione di guida”. Il segretario ha criticato quella che definisce una “romanticizzazione del piccolo borgo” e della cultura delle microimprese familiari, sostenendo che Ora! nasce per rappresentare “quei gruppi sociali produttivi gravati da una pesante erosione fiscale, aggravata dall’inefficienza dello Stato”. Tra le proposte indicate nella nota figura una riforma dell’università, con atenei resi competitivi tra loro attraverso finanziamenti legati alla qualità di ricerca e didattica, piena autonomia finanziaria e salariale per gli atenei trasformati in fondazioni, tasse flat minime e maggiore collaborazione tra docenti e imprese per il trasferimento tecnologico. Per Vallasciani, i dati sul benessere regionale “devono essere un incentivo a migliorare”, in una regione capace di attrarre lavoro qualificato e tornare a crescere anche dal punto di vista demografico.

Redazione

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