Il sopralluogo effettuato all’hotel Fortuna di via Bonazzi ha portato alla scoperta di un secondo foro nella stanza 305, dove venerdì scorso è morto il musicista catanese Davide Geri La Rosa, 55 anni. I vigili del fuoco e i consulenti delle parti hanno individuato una nuova apertura dietro lo split dell’impianto di condizionamento, a pochi centimetri dal primo punto già trovato nella canna fumaria. Gli accertamenti puntano a ricostruire il passaggio del monossido di carbonio che avrebbe provocato il decesso dell’uomo.
Nuovo foro individuato nella stanza dell’hotel
Gli ultimi controlli effettuati all’interno della struttura ricettiva hanno aggiunto un nuovo elemento all’inchiesta sulla morte di Davide Geri La Rosa. Durante le verifiche tecniche è stato individuato un secondo buco nella parete della camera 305, la stanza occupata dal musicista insieme alla compagna Tao Wei Huang.
Il foro, secondo quanto emerso dalle prime osservazioni, avrebbe dimensioni non trascurabili e sarebbe stato trovato proprio dietro lo split dell’aria condizionata. La sua posizione sarebbe vicina al punto già individuato nei giorni precedenti lungo la canna fumaria, con una distanza stimata di circa dieci centimetri.
Gli specialisti stanno valutando se questa apertura possa aver avuto un ruolo nella diffusione del gas all’interno della camera. La ricostruzione tecnica del percorso seguito dal monossido rappresenta uno degli aspetti centrali dell’indagine.
Il possibile passaggio del monossido di carbonio
Nel corso delle verifiche, le pareti sono state demolite per analizzare lo spazio tra la canna fumaria e l’ambiente della stanza. Secondo quanto riferito da chi ha assistito alle operazioni, la distanza tra i due punti sarebbe stata molto ridotta, non superiore a circa dieci centimetri.
Questo elemento rafforzerebbe l’ipotesi secondo cui il monossido di carbonio potrebbe essere fuoriuscito dalla canna fumaria e raggiunto rapidamente la camera attraverso le aperture presenti nella struttura muraria.
Resta però da chiarire l’origine della produzione del gas. Gli esperti ricordano che un impianto funzionante correttamente non dovrebbe generare monossido di carbonio. La presenza di questo gas può essere collegata a una combustione non corretta, dovuta ad esempio a una quantità insufficiente di ossigeno o a problemi di tiraggio dell’impianto.
Gli accertamenti sull’impianto dell’hotel
Uno degli aspetti sotto esame riguarda la caldaia e la canna fumaria della struttura. La manutenzione periodica degli impianti e la pulizia dei sistemi di evacuazione dei fumi sono procedure fondamentali per ridurre il rischio di formazione di gas tossici.
Dalle informazioni raccolte finora, l’ultima certificazione dell’impianto dell’hotel risalirebbe a luglio e non avrebbe evidenziato anomalie. Gli investigatori stanno comunque verificando ogni dettaglio tecnico per comprendere se eventuali problemi siano comparsi successivamente o se vi siano state modifiche strutturali.
Particolare attenzione è rivolta alla canna fumaria realizzata in cemento ed eternit. Secondo le valutazioni tecniche, se l’impianto fosse rimasto quello originario, la struttura potrebbe essere considerata conforme alle normative dell’epoca. Nel caso invece di una sostituzione della caldaia avvenuta negli anni successivi, sarebbe stato necessario adeguare anche la canna fumaria utilizzando materiali differenti.
Le ipotesi sui lavori nella parete
La posizione del nuovo foro, collocato dietro lo split dell’aria condizionata, ha aperto ulteriori interrogativi. Una delle ipotesi valutate dagli esperti è che la lesione possa essere collegata a interventi effettuati sulla parete durante precedenti lavori.
La stessa possibilità viene analizzata anche per quanto riguarda la canna fumaria. Al momento, tuttavia, nessuna ricostruzione è stata definitivamente confermata: tutti gli elementi raccolti saranno inseriti nelle relazioni dei consulenti incaricati.
Un ulteriore fattore considerato dagli investigatori riguarda il funzionamento dell’impianto di climatizzazione. L’aria condizionata accesa nella stanza potrebbe aver favorito la diffusione del gas nell’ambiente, aumentando l’esposizione al monossido.
L’autopsia conferma l’elevata presenza di gas nel sangue
Parallelamente agli accertamenti tecnici, è iniziata l’autopsia sul corpo di Davide Geri La Rosa, disposta dalla pm titolare dell’inchiesta Anna Maria Greco.
L’esame è stato condotto dalla dottoressa Anna Maria Verdelli, con la presenza dei consulenti nominati dagli indagati Giorgio e Claudio Mencaroni, Sergio Scalise Pantuso e Andrea Lazzarini, oltre a Mauro Bacci per la famiglia della vittima.
Dai primi risultati sarebbe emersa la conferma di una concentrazione molto elevata di monossido di carbonio nel sangue del musicista, elemento compatibile con l’ipotesi di un’intossicazione da gas.
Le indagini proseguono con ulteriori verifiche tecniche e scientifiche. Alla luce delle nuove scoperte emerse durante i sopralluoghi, gli inquirenti non escludono possibili sviluppi nel numero delle persone coinvolte nell’inchiesta.
Seguici su
Aggiungi perugiatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.