Test “antidroga” sui dispositivi, bimbo diabetico umbro perde volo da Londra

Il piccolo umbro, in viaggio premio per la Prima Comunione, si sente in colpa per il controllo sui suoi dispositivi medici

Un controllo di sicurezza all’aeroporto di Londra Stansted si è trasformato in un incubo per una famiglia umbra, protagonista di un episodio avvenuto nei giorni scorsi durante quello che doveva essere il viaggio regalo per la Prima Comunione di un bambino di 9 anni. Il piccolo, affetto da diabete di tipo 1, indossava un sensore per il rilievo della glicemia e un microinfusore per insulina, dispositivi che secondo i protocolli internazionali non dovrebbero essere sottoposti a scanner corporei o metal detector, per evitare danni al software. Ne riferisce il Corriere dell’Umbria.

Nonostante la famiglia si fosse presentata con tutta la documentazione necessaria, compresa una certificazione medica ufficiale in lingua inglese, il personale aeroportuale ha comunque applicato un protocollo rigido, trattando i dispositivi come elementi sospetti. Il risultato è stato un lungo fermo che ha fatto perdere l’imbarco alla famiglia e trasformato una giornata di festa in un’esperienza traumatica per il bambino.

A raccontare la vicenda è stata la madre del piccolo, che non ha voluto lasciarla passare inosservata. Il bambino era accompagnato dai genitori e da un gruppo di amici quando, al momento del controllo di sicurezza, lui e il padre sono stati fatti accomodare in una saletta separata, dove sono rimasti per 45 minuti. Durante questo lasso di tempo sono stati ispezionati non solo i presidi sanitari del piccolo, ma anche il telefono cellulare utilizzato per ricevere i dati glicemici e, secondo quanto riferito dalla madre, l’intera scorta di insulina, sottoposta persino a un test antidroga.

Le conseguenze di questo prolungato controllo sono state immediate e pesanti: il gate d’imbarco è stato chiuso prima che la famiglia riuscisse a raggiungerlo. Pur trattandosi di un ritardo generato dalle stesse procedure adottate dal personale di terra, la compagnia aerea coinvolta non ha concesso alcuna flessibilità alla famiglia, che si è vista costretta ad acquistare nuovi biglietti a proprie spese. A questo disagio economico si è aggiunta una notte trascorsa sul pavimento dell’aeroporto, in attesa di poter finalmente tornare a casa.

L’aspetto più doloroso della vicenda, secondo il racconto dei genitori, riguarda però la reazione del bambino. Il piccolo, di fronte a quanto stava accadendo, si è convinto di essere lui stesso la causa del disagio vissuto dalla famiglia, arrivando a pronunciare parole cariche di senso di colpa: ha chiesto scusa ai genitori per aver perso l’aereo, attribuendo la responsabilità alla propria condizione di salute. Una reazione che ha colpito profondamente madre e padre, rimasti impotenti di fronte a una situazione che non avrebbero mai immaginato di dover affrontare durante quello che dopotutto rappresentava un viaggio speciale, pensato per celebrare un momento importante nella vita del figlio.

Redazione

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