Greppi a Perugia: “Il mio libro per smontare le bufale ideologiche su Israele”

Presentato a Perugia il volume del giornalista milanese "Fact checking su Israele", che propone una rilettura critica della disinformazione sul Paese in tempo di guerrra

Un libro necessario, contro la deriva propagandistica che ha preso la narrazione della guerra in Medio-Oriente. Questo il filo rosso che sta dietro a “Fact  checking su israele”, del giornalista milanese Nathan Greppi presentato nei giorni scorsi alla sala Santa Chiara di Perugia in un evento a cura dell’Associazione Italia-Israele di Perugia.
A dialogare con l’autore, oltre al presidente dell’associazione Alberto Krachmalnicoff, il giornalista Gianni Scipione Rossi che ha curato la prefazione, il giornalista Emanuele Lombardini, la sociologa Mara Jogna Prat e lo storico Andrea Maori.
L’evento  è emerso come un esercizio di rigore intellettuale in un’epoca dominata dall’asimmetria informativa. L’atmosfera non era quella di una semplice rassegna editoriale, ma di una vera e propria cronaca della resistenza dei fatti contro l’ideologia. La partecipazione di giovani israeliani e iraniani (qui la nostra intervista a quelli presenti) ha offerto un valore simbolico potente: l’incontro tra culture dalle radici millenarie che, al di là delle contingenze geopolitiche, scelgono un modo di vivere fondato sul dialogo e sulla reciproca libertà. Questo segnale di unità ha fornito la cornice ideale per discutere un volume, quello di Nathan Greppi, che si propone come strumento di autodifesa culturale per chiunque rifiuti la semplificazione del dibattito pubblico.
L’apertura dei lavori, affidata al presidente Alberto Krachmalnicoff, ha immediatamente inquadrato la crisi attuale non solo come un conflitto militare, ma come un fallimento delle grandi narrazioni del Novecento. Tramontate le vecchie ideologie comuniste e nazionaliste, il vuoto è stato colmato dalla cosiddetta ideologia “Woke”, una visione del mondo che impone una divisione binaria tra oppressi e oppressori. In questa meta-narrazione, Israele viene ontologicamente condannato come emanazione del mondo occidentale e, di conseguenza, etichettato come stato coloniale a prescindere dalla realtà storica.
Krachmanicoff  ha denunciato la logica dei “due pesi e due misure”, evidenziando come l’attenzione spasmodica verso Gaza ignori tragedie ben più vaste, come quella del Sudan, o le violazioni sistemiche in Iran e Corea del Nord. “Questa distorsione produce effetti tangibili nel tessuto sociale italiano: dai boicottaggi accademici all’Università di Sassari fino alle paradossali accuse di “colonialismo” rivolte a turisti israeliani in Valsesia. La gravità del momento è racchiusa nel dato per cui Israele rimane il Paese più colpito da risoluzioni ONU, un segnale di un pregiudizio che precede l’analisi dei fatti”, ha sottolineato il presidente dell’associazione
Gianni Scipione Rossi, ha ulteriormente elevato il dibattito richiamando la necessità di un diritto alla storia fondato sulle fonti. Egli ha sottolineato come la “natura aborra il vuoto”: laddove manca l’informazione rigorosa, si insedia la propaganda. Riprendendo la prospettiva storica, Rossi ha ricordato che il termine “Palestina” fu un’invenzione romana del 135 d.C., imposta dall’Imperatore Adriano dopo la rivolta di Bar Kochba con il preciso scopo di recidere il legame ancestrale tra il popolo ebraico e la sua terra. “In un Paese come l’Italia, dove la memoria dei fatti è spesso corta- ha spiegato Rossi-  è bene ricordare pilastri storici essenziali per un analista geopolitico, come il “Lodo Moro” e l’attentato alla Sinagoga di Roma del 1982, momenti in cui lo Stato sacrificò la propria sovranità e la sicurezza della comunità ebraica sull’altare di una convenienza diplomatica ambigua”. Per Rossi, l’unico antidoto a questo “vuoto informativo” è scoprire le menzogne e denunciarle attraverso il rigore documentale, l’unica bussola capace di resistere a paragoni impropri tra Israele e il nazismo.

I cinque punti più uno del libro

Il cuore del libro di Nathan Greppi nasce proprio da una necessità di reazione ai traumi comunicativi del dopo 7 ottobre. L’autore ha spiegato come l’opera sia una risposta per quegli studenti ebrei che, nei licei e nelle università, si sono trovati improvvisamente sotto l’attacco di narrazioni negazioniste o distorsive. La struttura narrativa del volume si dipana attraverso cinque direttrici tematiche integrate, completate da un’analisi finale. Il percorso inizia con il chiarimento del legame inscindibile tra ebraismo e sionismo, “che non è un’intrusione straniera, ma come l’aspirazione nazionale legittima di un popolo alla propria patria. Proseguendo in questa decostruzione”, sottolinea Greppi che poi punta l’indice  sulle cosiddette “parole malate”, smontando le accuse di apartheid e genocidio attraverso l’evidenza dei fatti: “Ci sono dieci deputati arabi eletti alla Knesset, questo dovrebbe bastare”, sottolinea. L’analisi si estende poi alle strategie di delegittimazione note come pinkwashing e greenwashing, utilizzate per sminuire i primati israeliani nei diritti civili e nella sostenibilità ambientale, riducendoli a mera copertura propagandistica.
L’indagine di Greppi si sposta poi verso i “falsi idoli” delle istituzioni internazionali. “Va rilevata – sottolinea Greppi –  una parzialità storica dell’ONU che precede di decenni l’attuale crisi, citando il caso di Kurt Waldheim: un ex ufficiale della Wehrmacht che, da Segretario Generale delle Nazioni Unite, arrivò a condannare Israele per l’eroica operazione di salvataggio a Entebbe in Uganda  nel 1976″. Questo approccio critico si estende al revisionismo storico, confutando tesi pseudoscientifiche come quella del “Gesù palestinese” o la teoria dei “Khazari” (o Casari). “Quest’ultima, volta a negare l’origine mediorientale degli ebrei aschenaziti e popolarizzata da figure come Shlomo Sand- sottolinea Greppi – viene smentita da prove genetiche inoppugnabili condotte dall’Università dell’Arizona, che confermano una radice biologica comune per l’intero popolo ebraico”. Infine, il libro affronta le teorie del complotto, dalla negazione delle atrocità del 7 ottobre alle bufale sul furto di organi, nate da giornalismo scandalistico svedese mai verificato eppure diventato virale.
Il valore analitico dell’opera è suggellato dal sesto punto: un’intervista inedita a Yigal Carmon. Figura di immenso peso nell’intelligence, Carmon è stato consigliere per il controterrorismo di primi ministri del calibro di Yitzhak Rabin e Yitzhak Shamir. Il suo contributo mette a nudo i fallimenti della comunicazione israeliana e le occasioni perdute della storia, come il mancato sostegno alle “Village Leagues” (le leghe dei villaggi), un tentativo di leadership palestinese moderata e rurale che avrebbe potuto offrire un’alternativa all’egemonia delle fazioni estremiste.

Gli altri interventi

Mara Jogna Prat si è concentrata anch’essa su alcuni aspetti del libro, particolarmente sulla figura di Carmon, mentre con Maori si è aperto il rapporto fra la stampa, i giornalisti e Israele. Lombardini e Rossi hanno affrontato con una  come la turca Anadolu, che veicola la propaganda di Erdogan nel cuore delle agenzie occidentali, e la denuncia della dualità di Al Jazeera, che offre una versione moderata in inglese mentre alimenta la retorica radicale in arabo. Lombardini si è anche soffermato sulla bufala della tv israeliana braccio armato del Governo, mentre invece Kan ha l’indipendenza nello statuto e il premier Netanyahu non va ospite della tv da quasi due anni.
In conclusione, la riflessione di Perugia ha evidenziato come la pace in Medio Oriente non possa prescindere da una “bonifica” del linguaggio e dei fatti. Il libro di Greppi è stato presentato non solo come un volume di consultazione, ma come una bussola per non smarrirsi nel dibattito tossico contemporaneo. La pace autentica sarà possibile solo quando si riconoscerà la legittimità di due popoli a esistere, ma questo obiettivo resterà un miraggio finché il mondo arabo e le istituzioni che lo influenzano non rinunceranno alla pretesa ideologica di cancellare lo Stato di Israele. La resistenza culturale, dunque, passa necessariamente per il fact checking: un atto di onestà che restituisce dignità alla verità storica.
Redazione

Seguici su

Aggiungi perugiatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Subscribe
Notificami
2 Commenti

Articoli correlati

Concluso l’intervento di adeguamento sismico e riqualificazione dell’edificio: l’opera è costata 1,62 milioni di euro...
La struttura è stata completamente rinnovata con un investimento di oltre 4 milioni di euro:...
L’amministrazione Ferdinandi presenta i dati del nuovo anno scolastico: aumentano i servizi, cresce il sostegno...

Altre notizie