Rincari luce e gas: in Umbria stimato un incremento di 469 milioni di euro

Un rincaro significativo dei costi energetici mette a rischio la sopravvivenza delle imprese umbre, con un impatto diretto sul sistema produttivo e sul tessuto economico regionale

Secondo il presidente di Cna Umbria, Michele Carloni, l’Umbria si troverà ad affrontare un rincaro dei costi energetici senza precedenti nel 2026. Le stime indicate nel recente studio commissionato al centro studi Sintesi prevedono un incremento di 469 milioni di euro rispetto all’anno precedente per le voci di spesa legate a luce e gas. Questo aumento, che impatterà pesantemente sulle imprese, rischia di minare la stabilità economica della regione, con il settore manifatturiero in prima linea. Il presidente Carloni lancia un allarme: senza correttivi urgenti a livello europeo, nazionale e regionale, il sistema produttivo dell’Umbria potrebbe subire un colpo irreparabile.

I numeri dell’aumento dei costi energetici

Nel 2025, i costi per l’energia elettrica e il gas in Umbria ammontavano a 1.881 milioni di euro, già in forte aumento rispetto agli anni precedenti. Tuttavia, la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente nel 2026, con una stima di 2.350 milioni di euro, ovvero 469 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente. Il settore che subirà maggiormente questi aumenti sarà quello delle imprese, in particolare il comparto industriale, che comprende anche le 8mila imprese artigiane umbre. Questo settore consuma circa il 41% del gas utilizzato nella regione, seguito dalle centrali di produzione elettrica (22%) e dai consumatori domestici (21%).

Un impatto devastante sulla manifattura e sui servizi

Lo studio ha evidenziato che, per quanto riguarda il gas, l’aumento dei costi sarà pari a +28% rispetto al 2025, mentre per l’energia elettrica si prevede un aumento del +23%, grazie alla quota significativa di energia prodotta da fonti rinnovabili. Se queste previsioni dovessero essere confermate, il settore del gas comporterebbe un aggiuntivo esborso di 180 milioni di euro per l’Umbria nel 2026, di cui ben 74 milioni a carico dell’industria. Per quanto riguarda l’energia elettrica, il maggiore esborso sarebbe di 289 milioni di euro, di cui oltre 150 milioni graverebbero sulla manifattura. Le imprese dei servizi non rimarranno esenti, con un incremento stimato di circa 70 milioni di euro, di cui 20 milioni a carico delle imprese commerciali.

Le disuguaglianze tra i territori: Perugia e Terni a confronto

L’aumento dei costi energetici non sarà distribuito uniformemente tra le province dell’Umbria. In particolare, la provincia di Perugia dovrà affrontare il 56% dei rincari dell’energia elettrica, con un esborso di 162 milioni di euro, mentre la provincia di Terni sarà chiamata a sostenere il 44%, pari a 127 milioni di euro. Questa disparità potrebbe aggravare ulteriormente la situazione economica delle diverse aree della regione, mettendo a rischio il tessuto produttivo.

La richiesta di misure urgenti per il sostegno alle imprese

Per far fronte a questi rincari, Michele Carloni ha sottolineato l’urgenza di un intervento a tutti i livelli. A livello europeo, sarebbe necessario un allentamento dei vincoli del patto di stabilità, per consentire agli Stati di adottare misure specifiche per il sostegno alle imprese, in particolare quelle del settore manifatturiero, che risulta il più colpito. A livello nazionale, l’appello riguarda la rifinanziamento del decreto Energia, che avrebbe bisogno di essere rivisitato e potenziato. Inoltre, Carloni chiede specifici sostegni all’autoproduzione di energia e all’efficientamento energetico degli immobili produttivi, come misure fondamentali per garantire la competitività delle imprese umbre.

La necessità di azioni diplomatiche e piani strategici per l’energia

Carloni insiste anche sulla necessità di azioni diplomatiche che possano portare alla cessazione del conflitto in corso in Medio Oriente, che sta impattando gravemente sui prezzi delle fonti energetiche. In parallelo, la Commissione europea ha già avviato una serie di piani strategici sull’energia, che potrebbero portare a misure drastiche come il razionamento dell’energia e la limitazione della circolazione dei mezzi di trasporto. La speranza è che tali iniziative possano contribuire a stabilizzare la situazione e alleggerire il peso economico sulle imprese umbre.

Redazione

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