Piccole imprese protagoniste del boom export in Umbria: cresciute del 72 percento in 10 anni

CNA: «Serve puntare su crescita dimensionale, qualità del lavoro e rigenerazione urbana per consolidare i risultati»

Il boom dell’export umbro degli ultimi dieci anni, con una crescita del 72%, è frutto anche del contributo determinante delle piccole imprese, che hanno registrato un incremento del 25% in termini numerici e del 50% negli addetti. È quanto emerge dalla nuova ricerca commissionata da CNA Umbria al centro studi Sintesi, che ha analizzato le dinamiche economiche regionali tra il 2014 e il 2024.

Secondo Michele Carloni, presidente regionale della CNA, «pensiamo all’exploit dell’export e al fatto che i due settori che hanno registrato i migliori trend di crescita sono stati l’agroalimentare (+100%) e la produzione di macchinari (+78%), comparti in cui è prevalentemente la piccola impresa a svolgere un ruolo strategico». Solo nel 2024, il valore dell’export dei macchinari ha raggiunto 1.357 milioni di euro, superando moda e metallurgia.

Tuttavia, non mancano le criticità. «Sempre più imprese faticano a reperire manodopera – ha sottolineato Carloni –. Per questo, l’introduzione del welfare aziendale, legato al raggiungimento di obiettivi condivisi, può rendere le imprese umbre più attrattive». Dove già adottato, questo modello ha migliorato equilibrio vita-lavoro e reddito, facendo crescere la produttività. Secondo CNA, con incentivi regionali adeguati si potrebbe frenare l’esodo di giovani e lavoratori verso altre regioni o all’estero.

Rigenerazione urbana e industriale sono un altro pilastro strategico indicato da CNA Umbria: «Nel caso dei centri storici, bisognerebbe vincolare i contributi alla residenza effettiva – propone Carloni – mentre per le zone industriali si dovrebbe intervenire sui capannoni, come già fatto per le strutture ricettive, con l’obiettivo di migliorare gli spazi lavorativi e abbattere i consumi energetici».

Il quadro tracciato dallo studio Sintesi, illustrato da Alberto Cestari, fotografa una riduzione del 5% del numero complessivo delle imprese (77.753 nel 2024), a fronte di una crescita del 21% degli addetti totali, che nel privato hanno raggiunto quota 290.000. La manifattura ha perso il 39% delle imprese, ma ha visto aumentare gli occupati (+12%).

Il vero balzo in avanti lo hanno fatto le piccole imprese, cresciute di 800 unità in dieci anni, con un +50% di addetti. Tuttavia, queste aziende restano penalizzate da costi energetici elevati e accesso al credito in calo del 33%.

A tal proposito, Carloni ha annunciato un nuovo progetto: «Abbiamo deciso di realizzare una CER regionale (comunità energetica rinnovabile), insieme ad altre associazioni d’impresa, rivolta soprattutto alle PMI per ridurre i costi energetici e le emissioni». Le CER, ha aggiunto, potrebbero agevolare le certificazioni di sostenibilità e l’ottenimento di nuovo credito. «La legge regionale sulle aree idonee prevede le CER come fulcro del nuovo sistema energetico mini-grid, e ci auguriamo che vengano previsti sostegni adeguati e cumulabili con quelli nazionali».

Le tre direttrici indicate da CNA per i prossimi fondi strutturali europei sono chiare: crescita dimensionale delle imprese, promozione di lavoro di qualità e rigenerazione urbana. Un approccio strategico che punta a consolidare i risultati dell’ultimo decennio, affrontando al tempo stesso le sfide future del sistema produttivo umbro.

Redazione

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