Federcaccia incalza la Regione: “Regole certe sui cinghiali”

Il presidente regionale denuncia ripensamenti nella Consulta faunistico-venatoria e chiede coerenza alle associazioni

A Perugia, all’indomani dell’ultima Consulta faunistico-venatoria regionale, torna alta la tensione sul tema della riforma del regolamento per la caccia al cinghiale in Umbria. A intervenire è Maurizio Lorenzini, presidente di Federcaccia Umbra, che denuncia il rischio concreto di un blocco dell’iter di modernizzazione del sistema venatorio regionale, nonostante un lungo percorso di confronto avviato da tempo con tutte le associazioni venatorie e agricole.

Secondo Lorenzini, la seduta della Consulta rappresenta l’ennesimo esempio di un problema strutturale: si è tornati a discutere di modifiche già condivise, al termine di un percorso in cui ciascuna sigla aveva avuto modo di esprimere osservazioni e assumere una posizione ufficiale. “Si è tornati infatti a discutere delle modifiche al regolamento per la caccia al cinghiale, nonostante il relativo iter sia stato avviato ormai da tempo”, ha dichiarato il presidente, sottolineando come solo Federcaccia e Cpa (Caccia, Pesca, Ambiente) abbiano finora mantenuto coerentemente le posizioni assunte durante il confronto istituzionale.

Il nodo centrale, per Lorenzini, riguarda proprio la responsabilità decisionale nelle sedi ufficiali: non è accettabile, spiega, condividere un percorso ai tavoli di confronto e poi rimetterlo in discussione al momento delle scelte operative. Un atteggiamento che, a suo dire, non tutela la caccia ma produce solo immobilismo.

Il presidente di Federcaccia Umbra riconosce comunque l’impegno dell’assessora regionale Simona Meloni, che ha aperto un canale di interlocuzione con il mondo venatorio su diversi temi considerati ormai maturi per una revisione. Lorenzini precisa che la sua associazione non rivendica soluzioni infallibili: le riforme, spiega, possono essere corrette o riviste, ma “per giudicarle occorre prima avere il coraggio di farle”. Il riferimento è alla necessità di aggiornare strumenti di gestione faunistica pensati decenni fa, di fronte a un contesto profondamente mutato per quanto riguarda ungulati e danni all’agricoltura.

Le altre richieste

Un passaggio della dichiarazione riguarda anche il rapporto tra le associazioni venatorie e la questione del tesseramento: secondo Lorenzini, il settore deve tornare a ragionare in primo luogo sul futuro della caccia e dei cacciatori, senza che ogni proposta di cambiamento venga letta attraverso la lente della competizione tra sigle. Federcaccia Umbra, aggiunge, continuerà a presentare le proprie proposte senza pretendere che siano intoccabili, chiedendo però che vengano valutate nel merito e, quando possibile, sperimentate concretamente.

Lorenzini rivendica lo stesso principio anche per la politica regionale, chiamata ad assumere decisioni dopo aver ascoltato tutte le parti e a verificarne successivamente i risultati, con analoga richiesta di serietà e coerenza rivolta alle associazioni venatorie nelle sedi istituzionali.

In chiusura, il presidente di Federcaccia Umbra dichiara di attendere la conclusione del percorso istituzionale avviato, con la pubblicazione ufficiale dell’atto in Gazzetta, secondo le determinazioni già condivise dall’amministrazione regionale con le diverse associazioni. Federcaccia, conclude, continuerà a tutelare i propri iscritti nell’interesse più ampio della difesa e del futuro della caccia in Umbria.

Redazione

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